Dialifluids, operai costretti alla resa

Canosa, tornano in fabbrica dopo il verdetto choc della proprietà che andrà via
CANOSA SANNITA. Dopo l’ufficializzazione da parte della Fresenius Medical Care sulla volontà di chiudere lo stabilimento della Dialifluids, gli operai della fabbrica di Canosa Sannita, che nel frattempo avevano partecipato in massa all’incontro ministeriale di giovedì, si sono riuniti nella tarda mattinata di ieri davanti all’azienda per studiare le prossime mosse. La novità principale è che dopo tre settimane consecutive di sciopero gli operai torneranno alle proprie attività, permettendo una ripartenza della produzione. All’incontro di ieri, a cui hanno partecipato i segretari provinciali dei sindacati e le Rsu aziendali, i 120 lavoratori si sono confrontati per valutare il da farsi. Assodato che la multinazionale tedesca non ha nessuna intenzione di investire sul sito di Canosa, il punto cardine dell’assemblea è stato quello di capire se ci fossero i margini per ricominciare a lavorare o se proseguire nelle manifestazioni di dissenso. Su questo tema ci sono stati pareri discostanti. Alcuni operai, infatti, rassegnati all’idea di perdere presto il lavoro, hanno espresso la volontà di riprendere le attività. Altri, invece, avrebbero voluto continuare a lottare per la difesa del proprio posto. Alla fine, però, si è deciso per il ritorno alla normalità a partire da lunedì. E’ stato pertanto accolto l’auspicio della Fresenius la quale, nel proporre un piano sociale che tuteli lavoratrici e lavoratori, aveva invitato i dipendenti a tornare sui propri passi e dare continuità di fornitura dei prodotti necessari alla sopravvivenza di migliaia di pazienti.
A contribuire a questa decisione, però, è stata anche l’ impellenza economica. C’è da dire, infatti, che lo sciopero attuato costerà agli operai circa 21 giorni di stipendio non retribuiti. Una situazione quindi difficile in cui si è tentato di salvare il salvabile, attendendo periodi migliori.
Alfredo Sitti
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