Dialifluids, si riapre la mobilità

Accordo per 36 lavoratori su 120. Il piano industriale: stop a luglio 2015. Il 17 dicembre vertice a Roma
CANOSA SANNITA. «Dove sono tutti i politici che nel periodo delle elezioni regionali si erano interessati alla nostra protesta?» È questa la domanda che Alessandro Primante, delegato Rsu-Uil della Dialifluids, si pone, così come la maggior parte delle maestranze aziendali, sempre più scoraggiate da un futuro che appare tutt’altro che roseo.
«Ad eccezione di Giovanni Lolli, che sta portando avanti la vertenza, nessun rappresentante istituzionale si è fatto più sentire», ha precisato Primante. Abbandonati dalla politica locale e in assenza di progetti che lascino sperare verso soluzioni soddisfacenti, i lavoratori, dopo la rabbia esplosa nei mesi scorsi, iniziano a provare scoramento, dato da una mancanza di novità sostanziali per la Dialifluids di Canosa Sannita, l’azienda della multinazionale Fresenius Medical Care pronta ad interrompere ogni attività dal luglio 2015 e lasciare senza lavoro 120 dipendenti, se non ci dovessero essere acquirenti disposti a rilevarla.
Martedì c’è stata un’assemblea tra gli operai e i sindacati in cui si è annunciato l’accordo riguardante la riapertura della mobilità per 36 lavoratori, mentre la scorsa settimana è stato presentato il piano di produzione del prossimo anno che prevederà due linee con turni dalle 8 alle 16,30 fino a maggio, poi la riduzione ad una sola linea negli ultimi due mesi di lavoro.
Ma l’attesa è tutta per il 17 dicembre, quando ci sarà l’ennesimo incontro a Roma presso il Mise, da cui si spera possa spuntare qualche buona notizia: «Ci attendiamo delle novità che ci permettano di trascorrere un sereno Natale», ha dichiarato Primante. «Tra la gente c’è rassegnazione, sfiducia verso il sistema politico italiano. L’ultima volta che siamo stati al ministero dello Sviluppo economico, risalente al 29 settembre scorso, ci avevano informati di sondaggi da parte di altre società per un’eventuale rilevazione del sito di Canosa, ma al momento non sembra esserci stato nulla di concreto».
Il delegato Rsu è preoccupato per il futuro di numerose famiglie: «Più ci avviciniamo alla chiusura e più ci rendiamo conto della drammaticità della situazione. Cosa faranno tutti i lavoratori che hanno una famiglia? Gridiamo aiuto, ma è come parlare al vento, nessuno ci ascolta».
Intanto, però, come confermato dallo stesso Primante, sono partiti i contatti tra l’associazione industriale e la Fresenius per il ricollocamento di alcuni operai in altre sedi della cordata tedesca: «Siamo ancora ai primi passi, ma va dato atto all’azienda di aver aperto una porta ai lavoratori rendendosi disponibile per questa soluzione».
Alfredo Sitti
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