Diffida al Comune per l’alloggio

16 Maggio 2018

La famiglia sfrattata: ospiti di amici. Il sindaco: casa non a norma

SANTA MARIA IMBARO. «La famiglia ha diritto ad un alloggio popolare e il Comune deve assegnarlo. Abbiamo inviato una diffida al sindaco perché proceda con la consegna». Marco Iasci, rappresentante dell’Asia Usb (Associazione inquilini e abitanti), ribadisce il diritto ad un alloggio popolare da parte di una famiglia di Santa Maria Imbaro. «La famiglia composta da marito, che ha il 75% di invalidità, moglie e figlia di 10 anni con problemi di salute, è beneficiaria dell’alloggio», spiega Iasci, «sulla base dell’ultima graduatoria pubblicata nel maggio 2010. La famiglia ha rinnovato la domanda per la casa popolare sia nel 2014 e sia quest’anno, attraverso la diffida da noi inviata, dichiarando la permanenza dei requisiti e delle condizioni come previsto dal bando di gara e dalla legge regionale 96 del 25 ottobre, che regola la materia. Ma il Comune le nega questo diritto». «Da gennaio siamo ospiti di amici dopo lo sfratto per fine contratto», spiega il capofamiglia A.B., «e da anni chiediamo una casa al Comune». «Abbiamo anche cercato una casa in affitto», aggiunge la moglie, «ma ci vorrebbero 500 euro al mese e mio marito ne guadagna 600 e neanche ogni mese. Abbiamo partecipato al bando Ater e abbiamo diritto alla casa. Per ora siamo ospiti di amici e ci aiuta la comunità di Santa Maria Imbaro. Abbiamo bisogno di un tetto, nulla di più». «E l’alloggio c’è», insiste Iasci, «il sindaco dice che servono lavori per assegnarlo? La famiglia è disposta a farli. Attendiamo una sua risposta positiva entro venerdì».
«La famiglia non è in strada ma vive in una casa concessa gratuitamente e a tempo indeterminato da un cittadino», replica il sindaco Mariella Di Nunzio, «inoltre l’alloggio che il Comune ha a disposizione da un mese non è agibile. Abbiamo fatto un sopralluogo e servono almeno 20.000 euro di lavori. Non si tratta di sistemare una porta o di tinteggiare, ma di rifare gli impianti e mettere il riscaldamento. Inoltre l’appartamento non sarebbe neanche adeguato alla famiglia per i problemi di salute che ha un suo componente. Non posso assumermi la responsabilità di consegnare un alloggio non a norma e non idoneo».
Teresa Di Rocco
©RIPRODUZIONE RISERVATA.