Dipendente dell’asilo nido fa condannare il Comune

12 Novembre 2016

Ortona. Il tribunale le riconosce la qualifica di educatrice svolta per sette anni Deve avere 31mila euro dopo il ricorso al Tar anche per il ritardo nel pagamento

ORTONA. Sostiene di aver svolto mansioni superiori a quelle che le spettavano secondo l’incarico conferito, cita il Comune di Ortona davanti al tribunale civile di Chieti per vedersi ricompensata del lavoro svolto, e il ricorso viene accolto tanto che l’ente è condannato al pagamento di oltre 22mila euro. Il Comune tuttavia temporeggia e la ricorrente si rivolge al Tar per la liquidazione della somma spettante che, maggiorata degli interessi, arriva a toccare i 31mila euro.

La vicenda ha origine tre anni fa quando M.M., con un impiego nell’asilo nido comunale, citò il Comune davanti al tribunale civile di Chieti-Magistratura del lavoro, per vedere accertato e dichiarato che dal 1° settembre 2006 fino alla data del ricorso, risalente al 2013, aveva svolto e svolgeva mansioni superiori corrispondenti a quelle del profilo di educatrice, riconducibile alla categoria C del contratto collettivo nazionale di lavoro enti locali. Si richiedeva pertanto di accertare e dichiarare che alla stessa lavoratrice dovevano essere corrisposte differenze retributive in relazione alla categoria rispetto alla quale era inquadrata. Il giudice del lavoro Laura Ciarcia, con una sentenza pubblicata il 1° aprile 2015 e notificata il 15 dello stesso mese, accolse le istanze di M.M. condannando il Comune al pagamento delle differenze retributive connesse allo svolgimento, da parte della ricorrente, delle mansioni superiori corrispondenti alla categoria C per il periodo che andava dal 1 settembre 2006 al 31 ottobre 2013 e quantificate in 22.389,56 euro, nonché al pagamento delle spese di lite liquidate in 5.131 euro per compensi professionali.

Il Comune valutò la possibilità di ricorrere in appello chiedendo anche un’opinione allo studio legale “Mililli & Associati”, il quale però con una nota risalente al 6 maggio 2015 espresse parere negativo circa questa opportunità. Il resto è storia recente: nove mesi dopo il parere arrivato dallo studio legale, a seguito di ulteriore notifica della sentenza il Comune ha intrapreso trattative con la controparte per cercare un accordo che però non è arrivato. M.M. ha così adito il Tar Abruzzo-sezione di Pescara per la nomina di un commissario ad acta con l’incarico di porre in essere tutti gli adempimenti contabili e finanziari per la liquidazione di una cifra complessiva di 31.419,91, equivalente alla quota da corrispondere secondo la precedente sentenza maggiorata degli interessi, rivalutazione monetaria e compensi professionali. A questo punto il Comune si è attivato per provvedere nel più breve tempo possibile al pagamento della somma, al fine di scongiurare ulteriori aggravi a quella che è già una stangata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA