Dipendenti contro Del Vecchio In causa per 440 mila euro

12 Ottobre 2017

Privacy violata, 22 lavoratori chiedono un maxi risarcimento danni all’ex direttore generale Parte il contenzioso civile, ma il manager è stato già assolto in sede penale per lo stesso reato

CHIETI. I dipendenti dell’università d’Annunzio che si sono sentiti diffamati e violati nel loro diritto alla riservatezza ricorrono ancora al giudice del lavoro contro l’ex direttore generale Filippo Del Vecchio in cerca di risarcimento danni. A provocare la richiesta è stata la pubblicazione della lista dei 113 nomi dei dipendenti che, secondo l’ex direttore generale Del Vecchio sarebbero stati strapagati nel corso della precedente gestione universitaria. I nomi, con tanto di compenso che si riteneva gonfiato, sono stati pubblicati nell’ottobre del 2014 sul sito ufficiale dell’ateneo e inviati tramite mail a tutti i dipendenti e docenti universitari. E tutto questo nonostante il fatto che lo stesso Del Vecchio avesse detto che i dati non erano verificati. Una sorta di «pubblica gogna» a cui i dipendenti reagirono con un esposto al Garante della privacy, che diede loro ragione, e con una serie di querele (una sessantina) contro Del Vecchio per diffamazione e violazione della privacy. L’ex dg ha dovuto subire il processo e il giudice Andrea Di Berardino lo ha assolto dicendo che, sebbene ci fosse un illecito (come già aveva rilevato il Garante della privacy con provvedimento del luglio 2015), non risultava provato il dolo, ovvero la volontà di nuocere. A questo punto, 22 dipendenti assistiti dall’avvocato Leo Brocchi hanno deciso di rivolgersi in sede civilistica per richiedere un risarcimento danni, visto che comunque un illecito pare essere stato commesso. Ognuno di loro chiede una somma pari a 20mila euro o, in alternativa, l’ammontare di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale percepita. La richiesta viene fatta sia all’ex dg che all’università d’Annunzio. E così il nuovo rettore Sergio Caputi si ritrova sul tavolo un altro pesante lascito della precedente amministrazione universitaria, visto che questa non è l’unica richiesta di risarcimento danni legata alla precedente gestione universitaria. A conti fatti, se il giudice dovesse dare loro ragione, si tratta di 440mila euro da corrispondere ai dipendenti, ammesso e non concesso che siano solo i 22 assistiti da Brocchi a proporre al giudice una richiesta danni del genere. La cosiddetta black list era composta infatti da 113 nomi. «L’ex direttore Del Vecchio», spiega Brocchi, «è stato assolto nel processo penale per insussistenza del dolo specifico richiesto, benché il tribunale penale abbia ritenuto “pacifico e incontestato” che quell’azione eccedette i limiti e il bilanciamento tra trasparenza e riservatezza, comprimendo eccessivamente la sfera di quest’ultima. Secondo il giudice l’elemento materiale dei delitti contestati risulta, quindi, agevolmente configurabile, sebbene pare assente il dolo. E dunque», conclude l’avvocato, «se l’illecito c’è, i miei assistiti hanno anche diritto al risarcimento danni in sede civilistica».