Disabili, no alle quote imposte alle famiglie

San Salvo, sindaco e associazioni chiedono un passo indietro alla Regione: riabilitazione gratuita
SAN SALVO. Paura di non farcela, rabbia per una decisione ritenuta ingiusta , impotenza davanti alla decisione di addebitare ai familiari dei disabili una quota della riabilitazione. Le famiglie dei disabili del Vastese sono disperate. Giuseppe Crognale presidente dell'Angsa Onlus, associazione nazionale genitori dei soggetti autistici ha scritto una lettera alla Regione invocando un ripensamento. Lo stesso ha fatto il sindaco di San Salvo, Tiziana Magnacca. «Luciano D'Alfonso fermati e ripensaci», scrive Magnacca al commissario ad acta della Regione. «La decisione di far ricadere sulle famiglie una quota di compartecipazione dal prossimo 1° ottobre per coloro che hanno nel loro nucleo disabili psichici o fisici, o anziani non autosufficienti assistiti in strutture private, può produrre effetti devastanti», aggiunge. Le prime lettere da parte dei centri di assistenza e riabilitazione che comunicano le conseguenze del decreto commissariale sulla gestione dei ricoveri, stanno arrivando in questi giorni alle famiglie. «Questo decreto rappresenta un passo indietro nelle politiche di attenzione alla non autosufficienza. Annulla gli sforzi finora sostenuti dalle famiglie e dalle istituzioni locali. Per le tante famiglie che faticano ad arrivare a fine mese e che si vedono costrette a un ulteriore sforzo economico, questo provvedimento potrebbe avere effetti deflagranti sino alla decisione di portare in casa i loro cari, non garantendo più cure e assistenza», annota Magnacca. «Inevitabilmente ci saranno conseguenze anche per l'occupazione di quanti operano nelle strutture sanitari»,rimarca il primo cittadino. Giuseppe Crognale, presidente dell'Angsa Onlus in una lettera indirizzata all'assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci chiede l'annullamento del decreto: «Per tante famiglie di soggetti affetti da autismo significherebbe rinunciare alle prestazioni riabilitative e ciò farebbe fare un salto indietro nel tempo annullando, in un momento, le tante lotte sofferte per l’individuazione della sindrome, il perfezionamento dei metodi riabilitativi, il riconoscimento dei diritti di quanti ne sono portatori, costringendo tantissimi a rinunciare al fondamentale diritto di cura». (p.c.)
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