Discarica abusiva con lapidi e oggetti funerari

Vasto. La scoperta a Punta Penna fatta dall’associazione Ambiente e cultura. Esposto in Procura
VASTO. Il defunto dove lo metto. I cimiteri scoppiano, le ristrutturazioni cercano di creare nuovi spazi ma spesso il materiale rimosso non viene smaltito in modo corretto. Un tappeto di lapidi e oggetti funerari è stato scoperto a Punta Penna dai volontari dell’associazione “Ambiente e cultura”.
Il responsabile del sodalizio, Paolo Leonzio, ha immediatamente informato l’autorità marittima. «I volontari hanno trovato ancora una volta una miriade di discariche abusive disseminate su tutto il territorio vastese, ma quel corridoio di lapidi lungo almeno 100 metri e largo 3 metri ci ha colpiti», dice Leonzio. «Una scena che ha suscitato tanta tristezza a anche rabbia», commenta Leonzio. Il materiale è mischiato a scarti di ristrutturazioni edilizie. «In un caso su una lastra di marmo si legge anche il nome del defunto», annota Leonzio.
I volontari avevano notato i primi rifiuti l’8 novembre scorso e hanno segnalato il fatto alle autorità preposte. Ma non è bastato per scoraggiare gli incivili che anzi hanno continuato a gettare a Punta Penna di tutto e di più.
«Ho raccolto un dossier che consegnerò alle autorità preposte. La speranza è che si riesca a risalire ai responsabili di un comportamento così irriverente e sciagurato».
Da alcuni oggetti funerari e dalla stessa lapide dovrebbe essere possibile scoprire la provenienza del materiale. Certo è che non c’è pace neppure per i defunti.
Tre anni fa furono trovate a Vasto bare gettate nei cassonetti. Adesso addirittura le lapidi sono finite in una discarica abusiva. La vicenda ha suscitato sdegno e indignazione.
E non è stata risparmiata neppure la riserva di Don Venanzio. Nell’area protetta sono stati gettati televisori, monitor, eternit, pneumatici, plastica e oggetti ingombranti. «Anche in questo caso la scena è veramente raccapricciante. Consegnerò una minuziosa documentazione fotografica alle autorità preposte. I responsabili di questi attacchi ambientali vanno identificati e puniti», conclude il referente dell’associazione “Ambiente e cultura”. (p.c.)
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