Discarica bruciata Cerulli accusa Comune e sindaco

9 Febbraio 2016

CHIETI. Un esposto alla Procura, il secondo pronto ad essere protocollato a distanza di una manciata di mesi, per accertare di chi siano le responsabilità della mancata bonifica, ad oggi, del...

CHIETI. Un esposto alla Procura, il secondo pronto ad essere protocollato a distanza di una manciata di mesi, per accertare di chi siano le responsabilità della mancata bonifica, ad oggi, del terreno su cui insiste la discarica di Colle Marcone.

L'iniziativa porta la firma di Cittadinanzattiva che punta senza mezzi termini il dito contro il sindaco Di Primio, sferzato dal segretario Aldo Cerulli. «Il mancato risanamento del sito inquinato è una palese omissione del sindaco, la massima autorità locale in tema di sanità. Il Comune, considerando che il proprietario dell'area non ha provveduto entro i sessanta giorni previsti dall'ordinanza emessa dal primo cittadino a bonificare la discarica, doveva farlo in prima persona- sostiene Cerulli- rivalendosi, in un secondo momento, sul proprietario per il recupero delle somme spese. E' impossibile che, a distanza di quasi otto mesi dall'incendio, si assista ancora ad uno scaricabarile di responsabilità tra enti che lede solo gli interessi sanitari della collettività».

A dire il vero l'amministrazione comunale, attraverso il progetto redatto dal funzionario del settimo settore, ingegner Luca Franceschini, ha predisposto un piano di messa in sicurezza della discarica che si sviluppa tra i Comuni di Chieti e di Bucchianico per un costo stimato in 436 mila euro. Soldi che palazzo d'Achille non ha. Per questo il sindaco ha chiesto aiuto alla Regione che, al di là delle rassicurazioni di facciata, non ha ancora messo mano al portafoglio. Tanto che l'area della discarica, su cui sono ammassati rifiuti per una superficie complessiva di circa 5 mila metri cubi, risulta incustodita e aperta a tutti. Inoltre sui rifiuti continua a piovere senza che nessuno si sia preoccupato di stendere, almeno, dei teloni antipioggia.

«In tal senso- riprende Cerulli- temiamo che già si sia verificato un inquinamento delle falde acquifere a causa dell’infiltrazione nel terreno di percolato. Cosa aspettano Comune, Regione, Forestale e Procura ad intervenire? Non è più possibile tergiversare. C'è in ballo la salute pubblica». Da qui la presentazione di un altro esposto, l'ennesimo.(j.o.)