Disoccupati gli “angeli” del Covid «Adesso nessuno pensa più a noi»

Il racconto di 4 operatrici socio sanitarie che per 3 anni hanno lavorato in ospedale per la pandemia «Alla scadenza dei contratti siamo state rimandate a casa. È possibile che non meritiamo nulla?»
VASTO. Da "angeli del Covid" a disoccupate. È quello che accade a Immacolata D'Eboli, Monia Gabriele, Valentina Ramundi, Francesca De Sanctis e ad altre operatrici socio sanitarie della cooperativa Manpower in servizio all'ospedale San Pio. Dopo aver trascorso tre anni di emergenza al pronto soccorso, in 40 hanno ricevuto la comunicazione della fine del loro contratto. Oggi per loro è l'ultimo giorno di lavoro. La Asl a gennaio scorso aveva assicurato che per tutelare i lavoratori si era proceduto al loro passaggio ad una agenzia interinale. Così non è stato per tutte le cooperative.
«Da quasi tre anni», segnalano le lavoratrici, «abbiamo lavorato con contratti di somministrazione, ora scaduti, ma nessuno ha speso una parola per noi». Le operatrici per mesi hanno svolto il lavoro combattendo con il Covid e tuttora continuano a farlo. «Abbiamo», dicono, «saltato i riposi per coprire i turni dei colleghi contagiati. Possibile che non meritiamo nulla?», chiedono le operatrici confidando in un intervento dei sindacati. Il sindacato Nurdind sembra intenzionato a farlo. Il segretario provinciale del Nursind, Vincenzo Pace, ha inviato una nota al manager Asl, Thomas Schael, e per conoscenza a tutti i dirigenti Asl in cui stigmatizza l'accaduto. «Appare grave», scrive Pace, «la notizia di questi giorni secondo la quale il personale ospedaliero socio sanitario storicamente assunto per il tramite dell'agenzia interinale Manpower (in scadenza di contratti) venga lasciato a casa nonostante le gravi carenze di organico rilevate».
Il segretario sindacale interviene poi sull'istituzione di una nuova Unità operativa Obi Covid. «La Asl ricorre alla nuova unità per sopperire alla crescita esponenziale di pazienti positivi al Covid. Premesso», annota Pace, «che non sia discutibile la scelta operata e la tempistica della decisione adottata, risulta invece molto discutibile e non giustificabile il modo di reperire le risorse umane da destinare alla nuova unità operativa. Il Nursind aveva già rappresentato qualche giorno fa alla dirigenza Asl, come la grave carenza di personale nei presidi periferici, compreso l'ospedale di Vasto, sommato al numero esponenziale di personale sanitario (infermieri e Oss) positivo al Covid, renda scellerata la decisione di reperire il personale attingendo indistintamente alle altre unità operative dello stesso ospedale, già sofferente. Le criticità sono state rappresentate dal responsabile infermieristico di presidio al direttore sanitario aziendale Angelo Muraglia e contestualmente alla direzione del presidio senza ottenere risposte».
Il segretario del Nursind esorta i dirigenti a scelte aziendali più accorte e rispettose del personale identificando altro personale proveniente da altre realtà e/o modificando temporaneamente l'organizzazione vigente rimodulando i servizi.
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