Dissequestrati bar, società e autovetture
San Salvo. Il Riesame toglie i sigilli ad attività e beni di due imputati accusati di spaccio di stupefacenti
SAN SALVO. Il bar Evelin ha ripreso l’attività. Dopo due settimane di pausa forzata, ieri mattina i titolari hanno rialzato le saracinesche. Il tribunale del Riesame dell’Aquila ha annullato il decreto di sequestro dei beni di Denis Bimi e Alessandro Ronzullo, due dei 20 indagati dell’operazione Evelin e disposto la restituzione dei beni agli aventi diritto. Tra i beni sequestrati (locali, società e auto) quello che aveva fatto più clamore era stato proprio il bar Evelin. All’operazione della guardia di finanza e dei carabinieri è stato dato proprio il nome del bar.
Il locale è stato indicato dagli investigatori come centro nevralgico dell’attività di spaccio di sostanze stupefacenti avviata da un’associazione che faceva capo ad un famiglia di albanesi, nonché frutto dei guadagni illeciti degli affiliati. I difensori dei due indagati, gli avvocati Antonino Cerella e Marisa Berarducci, hanno dimostrato producendo anche una copiosa documentazione, che l’attività del bar e delle società che fanno capo a Ronzullo erano del tutto lecite. Dissequestrati autovetture e quote societarie.
L’inchiesta sullo spaccio di droga nel Vastese condotta da carabinieri e finanza ha portato oltre al sequestro cautelare del bar Evelin di San Salvo, anche alla confisca di 4 immobili, 5 società e 19 auto per un valore di 1,2 milioni di euro. Ma i legali dei proprietari del bar e di alcune società, gli avvocati Marisa Berarducci e Antonello Cerella, hanno contestato i provvedimenti allegando al ricorso una nutrita documentazione che avrebbe provato l'infondatezza dell'accusa.
Il patrimonio sequestrato ha un valore equivalente al profitto illecito stimato in almeno 1,2 milioni. «Ma non è mai stato profitto illecito», ribattono gli avvocati Berarducci e Cerella. «Il bar Evelin appartiene ai genitori di Denis. I movimenti di denaro sono legali e riscontrabili con la tracciabilità. Non si tratta quindi di beni provento di spaccio ed è giusto che siano stati restituiti ai proprietari». (p.c.)
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