Distretto chiuso da 3 anni Stella: danni incalcolabili

Appello alla Asl per riaprire la sede allo Scalo: «Così la città è ancora penalizzata» L’allarme dell’assessore: «Questa situazione aggrava i disagi al pronto soccorso»
CHIETI . «Bene la casa della salute ma certamente, da sola, insufficiente. Serve il nuovo distretto». L’assessore alla sanità Fabio Stella (M5S) torna a chiedere alla Asl la riapertura del distretto sanitario di base di Chieti Scalo, chiuso il 23 ottobre del 2019 dal direttore generale Thomas Schael senza avere una sede alternativa. I passi avanti per aprire con i fondi del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) la casa della salute a Madonna delle Piane, nell’ex asilo ceduto alla Asl dal Comune proprio a questo scopo, sono senza dubbio ben accetti, «ma insufficienti per le esigenze dello Scalo. A maggio scorso, il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini ha risposto all’interrogazione della deputata Daniela Torto (M5S) dicendo che il progetto esecutivo del distretto doveva essere terminato entro lo scorso aprile. «Ma la Asl a riguardo non ha fatto sapere nulla», incalza Stella, «sono trascorsi quasi tre anni dalla chiusura, una scelta che ha lasciato Chieti Scalo priva di importanti ed essenziali servizi per i cittadini. È stata una scelta sbagliata e dopo quasi tre anni lo possiamo dire a gran voce. Era chiaro sin da subito che non avremmo mai riavuto il distretto sanitario di base a Chieti Scalo, nonostante i proclami e le promesse di più politici che appoggiano oggi il presidente della Regione Marco Marsilio. Questa decisione è stata solo la prima di una lunga serie di scelte che mirano a penalizzare la città».
Stella rende note le cifre delle prestazioni sanitarie per far capire il tipo di danno operato sul territorio: «Nel primo semestre 2019», riferisce, «il distretto sanitario di Chieti Scalo aveva erogato 2.925 prestazioni ambulatoriali, di cui 501 di cardiologia, 342 di dermatologia, 110 di neurologia, 672 di oculistica, 795 di otorino, 115 di psichiatria, 352 di urologia e 40 del centro di diabetologia; mentre il novero degli assistiti in totale era di quasi 20mila e nel distretto era a disposizione anche un centro prelievi del sangue». La Asl aveva individuato i locali della stazione ferroviaria come sede del nuovo distretto sanitario scalino, ma era stato proprio Stella, da poco insediato come assessore, a scoprire l’esistenza di vincoli posti dal ministero della Cultura sull’immobile. Da allora, al di là della risposta parlamentare a Torto, il Comune non ha saputo più nulla.
«Sul tema la Asl resta in totale silenzio. Questo non è più accettabile», attacca Stella, «i danni al territorio di Chieti e alla sanità locale sono incalcolabili. Le file al pronto soccorso, le lunghe liste di attesa per le prestazioni diagnostiche e il sovraccarico di lavoro a cui sono sottoposti i medici di medicina generale sono tutte realtà aggravate dalla chiusura del distretto sanitario e da una medicina territoriale insufficientemente valorizzata. Invece di giocare a Monopoli solo su carta e pavoneggiarsi tra annunci eclatanti», conclude l’assessore, «la Asl si occupi di mettere riparo a problemi che ha causato».
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