Distretto industriale in allarme: anche la ceramica a rischio stop

14 Marzo 2022

Si teme la sospensione della produzione alla Granito Forte, Schioppa (Uil): «La situazione è critica»  Apprensione in Val Sinello e nell’area portuale di Punta Penna: la guerra può avere conseguenze

VASTO . La crisi non risparmia il cuore del distretto industriale del Vastese, fino a qualche tempo fa appetibile agli occhi di investitori italiani e stranieri. La carenza di materie prime e il caro gas, aggravato dal conflitto in Ucraina, dopo lo stop momentaneo della Pilkington rischiano di provocare anche la sospensione dell’attività alla Granito Forte, industria di Fresagrandinaria che produce mattonelle e pavimenti in ceramica. Molte aziende di ceramica dell’Emilia Romagna si sono già fermate, altre hanno iniziato a rallentare la produzione, spegnendo progressivamente i forni in cui avviene la cottura delle piastrelle. «Al momento la Granito Forte va avanti per soddisfare gli ordini», dice Arnaldo Schioppa, segretario della Uil. «L’azienda lavora riuscendo a coprire i costi senza alcun guadagno, ma è evidente che la situazione è critica. Va trovata una soluzione». È l’intero comparto produttivo della vallata ad essere in difficoltà. Gli industriali del settore energivoro hanno invocato il blocco delle speculazioni. «Bene ha fatto», dicono i sindacati, «il numero uno di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani, a lanciare l’allarme». Si teme la serrata totale nel periodo di Pasqua e Confindustria Ceramica ha chiesto al governo Draghi di spingere con l’Unione europea affinché vengano bloccate le speculazioni di mercato in atto e calmierati i prezzi.
La crisi si avverte anche nella zona industriale di Punta Penna e in Val Sinello. «Anche da noi, in contrada Terzi, la situazione comincia a essere allarmante», conferma il sindaco di Gissi, Agostino Chieffo. «Il settore industriale», ricorda, «ha un ciclo produttivo importante e fortemente energivoro. Quello che sta accadendo è una tempesta perfetta. Agli aumenti di gas metano e benzina si aggiungono le forniture bloccate in Ucraina. Gli effetti della guerra devono ancora farsi sentire, ma fra qualche settimana le cose andranno peggio se non si trova un rimedio. Nella zona industriale di Gissi, gli industriali stringono i denti e vanno avanti perché fermarsi potrebbe avere ricadute pesantissime sulla produzione e sull’occupazione. Stanno facendo il possibile per evitarlo, ma la situazione è molto delicata», ripete Chieffo. E c’è grande apprensione anche nell’area portuale di Punta Penna. Al momento nello scalo vastese non sono stati registrati problemi. Tuttavia Confitarma, l’associazione che riunisce gli armatori, ha lanciato l’allarme sulle conseguenze che il conflitto in Ucraina alla lunga potrebbe provocare sulla supply chain (catena di fornitura). Circa il 14% dei marittimi sono ucraini e russi: si teme una possibile carenza di forza lavoro. È evidente che se si dovesse interrompere la catena di approvvigionamento sarebbe un disastro.
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