Distretto sanitario al freddo e con le crepe

10 Marzo 2015

La struttura allo Scalo al di sotto degli standard igienico-sanitari. Madrigale: deve essere trasferito

CHIETI. Un distretto sanitario da trasferire immediatamente in una sede più adeguata. Parliamo della struttura di via De Litio, nei pressi di piazza Carafa, alla quale ci siamo interessati a seguito di una segnalazione arrivata da parte di alcuni residenti dello Scalo. Ci avevano detto che era impraticabile e assolutamente al di sotto degli standard igienico-sanitari. E così siamo andati a vedere. La struttura si trova a pian terreno di una palazzina privata al centro di Chieti Scalo. La prima cosa che si nota appena si arriva, a parte la difficoltà nel trovare parcheggio, è lo scivolo per i portatori di handicap. Ci spiegano che è stato realizzato da poco e che c’è stata una battaglia per poterlo costruire. Facciamo fatica a pensare alla parola “battaglia” riferendola a una struttura che dovrebbe servire utenti che hanno problemi di salute. Ma poi, non senza stupore, siamo costretti a constatare che lo scivolo per i portatori di handicap c’è, ma i servizi igienici accessibili anche a loro no. Appena si entra nel distretto c’è la postazione Cup-accettazione. Ci spiegano che quest’area è stata ristrutturata qualche anno fa, ma, nel fare i lavori si sono “dimenticati” di rimettere a posto il termosifone. Risultato: d’inverno si muore di freddo. Una condizione che accomuna sia gli utenti in attesa che gli addetti allo sportello. Giriamo un po’ per i corridoi: impossibile non notare muri sporchi, intonaco scrostato, evidenti tracce di umidità, rivestimenti fatiscenti e arredi vecchi. La situazione non cambia entrando nelle varie stanze. Dove inoltre si nota un’assoluta mancanza di spazi adeguati. Vediamo scrivanie sistemate un po’ troppo vicine tra loro, cosicché appare difficile persino il passaggio. E proprio per mancanza di spazio il materiale medico-sanitario risulta a prima vista sistemato alla meno peggio dappertutto. Attira l’attenzione soprattutto una lavandino pieno di fogli di carta, sembrano schede sanitarie o referti medici. Chiediamo spiegazioni e il personale ci rassicura: si tratta di fogli da buttare. Forse mancano anche i cestini per la carta o il posto dove sistemarli. E poi ancora: finestre rotte e serrande sfasciate. Ad attirare ancora l’attenzione sono inquietanti crepe nei muri. In un angolo di una stanza c’è pure un ventilatore. Ci spiegano che l’edificio non è dotato di impianto di climatizzazione e, se l’inverno nell’atrio si muore di freddo, d’estate tutti i locali scoppiano di caldo. Nel distretto lavorano un dirigente medico, sei infermieri e otto specialisti ambulatoriali. Il personale sanitario, però, preferisce non rilasciare commenti sulla situazione del proprio posto di lavoro, ma anche dai silenzi si capisce l’opinione assolutamente negativa sugli ambienti in cui si è costretti a lavorare. E intanto da Chieti Scalo tornano a levarsi voci che chiedono uno spostamento della struttura in una sede più idonea. Girato l’angolo c’è un edificio, l’ex Omni, che potrebbe ospitare molto meglio il distretto sanitario. «É una vecchia battaglia», ci spiega Manlio Madriagale, responsabile per il centrosud del movimento Civicrazia, «che io portai avanti tanti anni fa. A un certo punto sembrava che lo spostamento del distretto all’ex Omni potesse divenire realtà. C’era persino un accordo per cui il Comune avrebbe ceduto alla Asl l’edificio in comodato d’uso gratuito. Una volta spostato, avevo immaginato il potenziamento del distretto come punto di primo soccorso per l’intera Val Pescara. Poi, però, non se ne fece più nulla. La battaglia va comunque ripresa e rilanciata, perché lì dove si trova il distretto sanitario non può proprio stare». L’ex Omni ha comunque bisogno di una radicale e immaginiamo costosa ristrutturazione. Attualmente ospita il Centro di ascolto della fondazione “Luca Romano”. Ma la gran parte della struttura è vuota.

Arianna Iannotti

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