Distrutti i sigilli alla discarica dei veleni

Colle Sant’Antonio, il piromane torna nel luogo del rogo per far sparire gli ultimi documenti risparmiati dalle fiamme
CHIETI. La procura non lo sa. Neppure la Forestale ne è a conoscenza. Ma il piromane è tornato nella discarica dei veleni. Ha violato i sigilli, spalancato il cancello ed è entrato di nuovo in quella bomba ecologica, tra Colle Marcone e Bucchianico, data alle fiamme il 28 giugno.
Si chiama discarica dei veleni perché ha disseminato diossina ed altre sostanze che ancora oggi, a distanza di sei mesi, fanno sentire i propri effetti con il divieto assoluto di raccogliere frutta e ortaggi che vanno in malora. Ma è anche la discarica del mistero. La domanda è: perché il piromane ha distrutto i sigilli della procura per tornare nel luogo del rogo? La risposta può essere anche semplice. Siamo tornati anche noi sul posto, abbiamo fotografato i sigilli rotti, e siamo entrati nella discarica che nessuno ha bonificato. La politica dello scaricabarile ha dato tutto il tempo necessario a chi ha dato fuoco per far scomparire le ultime tracce compromettenti. Ci riferiamo alle carte, decine di documenti che erano custoditi in un gabbiotto di alluminio. Carte, è il caso di dire, scottanti perché collegavano questa discarica di rifiuti chimici e pericolosi, a impianti di Acerra, in Campania, terra dei fuochi e delle ecomafie. Quelle carte non erano andate totalmente distrutte. Lo dimostra una delle fotografie che pubblichiamo in pagina e che ritrae il gabbiotto ancora integro nonostante l’incendio devastante di questa estate. Il piromane è tornato a riprendersele. Ma Procura e Forestale non lo sanno ancora, lo scopriranno leggendo l’articolo.
Nella politica dello scaricabarile quasi tutti non hanno fatto la propria parte. Quasi tutti, tranne il piromane. Perché la Regione, che sa di avere a disposizione dal 2008 una polizza fidejussoria di 550mila euro, accesa dalla società che gestiva la discarica dei veleni proprio per assicurare la somma necessaria alla bonifica, non ha mosso un dito.
Passiamo al Comune: il sindaco, Umberto Di Primio, si è limitato a fare come fece Pilato. Ha firmato un’ordinanza con cui impone all’imprenditore condannato per la discarica di bonificare la zona. Ma questi non l’ha fatto. Infine la Procura che ha aperto un’inchiesta per incendio doloso. Avrà chiesto una proroga, oppure l’archiviazione del caso, con buona pace del piromane e delle carte sparite? Non è dato saperlo. Così ieri siamo tornati sul posto dopo aver raccolto lo sfogo di un residente che ha visto marcire l’uva, intoccabile, del suo vigneto contaminato. Arrivati in cima alla salita che porta alla discarica, ancora piena di veleni, abbiamo scoperto il cancello spalancato. Il piromane ha bruciato tutti sul tempo, anche noi.

