«Diteci la verità sulla melma della centrale»

12 Giugno 2017

Lanci (Nuovo Senso Civico): da dicembre tutto tace sullo sversamento di liquami a Villa Pasquini

LANCIANO. Ci sono sostanze nocive nei terreni di Villa Pasquini dopo lo sversamento di “digestato vegetale” proveniente dalla centrale a biogas dell’Ata Energia società agricola? Di cosa è composta la melma che ha riempito il fosso canale di bonifica nei pressi della centrale a biogas e da dove proviene? Le ordinanze emesse dal Comune di Lanciano sono ancora in vigore? Si può tornare a prelevare le acque superficiali per uso irriguo? E ancora: nel fosso canale ci sono ancora le altissime cariche batteriche di salmonella ed escherichia coli? Sono tutte domande rimaste ancora senza risposta quelle che riguardano contrada Villa Pasquini al centro, nei mesi scorsi, di una importante emergenza ambientale. Da un lato la fuoriuscita di “digestato” dalla centrale che ha insospettito e preoccupato i residenti e i coltivatori, anche a causa di un forte odore nauseabondo. Dall’altro la scoperta, del tutto fortuita, della presenza di un canale pieno di liquami con una elevatissima carica batterica di escherichia coli e salmonella. Per i due episodi il sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, ha emesso due distinte ordinanze di divieto di uso e prelievo delle acque superficiali, ma il Comune si era anche impegnato a capire se, tra le due emergenze, esistesse un qualche collegamento di causa ed effetto. Ma da dicembre tutto tace.
Una situazione paradossale che sta preoccupando i residenti e i proprietari terrieri che coltivano a orto, frutteti e uliveti le distese verdi della zona. Sul piede di guerra anche l’associazione Nuovo Senso Civica (Nsc) che per prima ha dato l’allarme sullo sversamento proveniente dalla centrale e che ha scoperto anche la presenza del fosso canale di bonifica contaminato. «Com’è possibile che di fronte a simili circostanze e alle conseguenze che una contaminazione importante può avere sulle falde acquifere e sulla salute dei cittadini e dell'ambiente», dice Alessandro Lanci, presidente di Nsc, «non sia stato fatto ancora nulla? È stata effettuata la bonifica dei luoghi e del fosso canale? E chi ha inquinato quel fosso? Cosa hanno messo in campo Arta, Comune, Provincia, Regione e Procura nei confronti della ditta? I cittadini possono stare tranquilli e mangiare gli ortaggi cresciuti in quei terreni e annaffiati con quell’acqua? Vogliamo sapere». L’associazione ha fatto richiesta di accesso agli atti all’Arta, ma attende risposte “ufficiali” dagli enti preposti. L'azienda intanto prosegue a lavorare. Come accertato nel primissimo verbale Arta lo sversamento riguarderebbe il cosiddetto “digestato” (che dovrebbe essere costituito, così come dichiarato dai titolari dell’impianto, da mais, sorgo e triticale) che viene lavorato nella struttura.
Daria De Laurentiis
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