Divieti per la tappa del Giro: scontro tra Marsilio e il prefetto

21 Maggio 2022

Il presidente della Regione: «In pochi al traguardo, era necessario prendere decisioni così restrittive?» Forgione risponde: «C’è una mancanza di conoscenza delle norme». La controreplica: «Toni sgradevoli»

CHIETI. Strade chiuse per l’arrivo di tappa del Giro d’Italia sul Blockhaus? La polemica c’è e non tende a placarsi. Già domenica scorsa il presidente della Regione Marco Marsilio aveva esposto le sue perplessità sulla chiusura totale delle strade e aveva annunciato una lettera al prefetto di Chieti, Armando Forgione, per chiedere spiegazioni. Il botta e risposta è stato duro.
LA PRIMA LETTERA DI MARSILIO
«La presenza di pubblico lungo gli ultimi chilometri del percorso e, soprattutto, all’arrivo della corsa», si legge nella lettera di Marsilio, «era alquanto limitata. Non appena sono giunto sul luogo, tra l’altro, diverse persone tra il pubblico hanno inveito nei miei confronti, lamentandosi per le numerose difficoltà incontrate nel raggiungere il punto di arrivo. I pochi fortunati presenti al traguardo sono giunti in bicicletta o a piedi. Addirittura mi è stato riferito che diversi camperisti arrivati dall’Emilia-Romagna, dalla Toscana o da altre regioni il giorno precedente l’arrivo, così come avviene di regola in occasione di una grande corsa a tappe, sono stati costretti ad andare via, in quanto la sosta non era loro consentita. Gli stessi organizzatori del Giro mi hanno manifestato la loro irritazione. Tutto ciò premesso, vorrei capire se questi rilievi e queste lamentele che mi sono state più volte esternate dai semplici cittadini ai cronisti sportivi, passando per il sindaco di Pretoro e gli stessi organizzatori, hanno ragione di essere».
LA RISPOSTA DI FORGIONE
Il giorno stesso, Forgione ha risposto così a Marsilio: «Spiace constatare una mancanza di conoscenza in merito a quelle che sono le prerogative e le decisioni riservate dal nostro ordinamento legislativo esclusivamente all’Autorità prefettizia, che, come noto, si qualifica quale Autorità provinciale responsabile del mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica». Quanto alle ordinanze, il prefetto rimarca che «sono state adottate nell’esclusivo interesse collettivo della tutela dell’incolumità pubblica, dei corridoi e degli spettatori, all’esito di approfondita analisi in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e di successivo tavolo tecnico predisposto dal Questure di Chieti, alla presenza di tutti i soggetti e gli enti interessati, compreso il sindaco di Pretoro e i rappresentanti di Rcs Sport». E ancora: «È appena il caso di notare che il dispositivo di sicurezza, replicato anche dal prefetto di Pescara, ha consentito uno svolgimento sereno e regolare della tappa, prevenendo azioni arbitrarie, atti inconsulti, manifestazioni dimostrative, blocchi stradali, peraltro in un periodo ancora caratterizzato dai pesanti effetti della pandemia, fornendo così un’immagine decisamente positiva riguardo alla sicurezza del nostro territorio, anche agli occhi dei milioni di spettatori collegati in diretta tv da tutto il mondo».
«ORDINANZE ANALOGHE»
Forgione richiama anche analoghe misure organizzative, adottate negli scorsi anni in occasione delle gare ciclistiche di montagna che hanno attraversata quali Piemonte, Lombardia, Veneto, «che non hanno affatto suscitato le reazioni irritate da lei denunciate, dando prova di un alto senso civico e di una maggiore comprensione dei provvedimenti limitativi della circolazione». Forgione conclude così: «È doveroso richiamare la memoria su tragedie avvenute in passato, durante lo svolgimento di manifestazioni di pubblico spettacolo – si pensi alle gravi conseguenze di fatti di Piazza San Carlo di Torino del 2017 – con pensanti ricadute giudiziarie solo su coloro che erano chiamati a garantire l’ordine e la sicurezza pubblica».
LA CONTroreplicA
E ieri Marsilio ha inviato una nuova lettera al prefetto. «Le confesso», si legge sul documento, «che sono rimasto profondamente dispiaciuto, amareggiato e contrariato per il tono sgradevole da lei usato nel rispondere ad una mia legittima richiesta di informazioni formulata in maniera del tutto rispettosa. Quanto alla sua insinuazione, relativa ad una mia “mancanza di conoscenza in merito a quelle che sono le prerogative e le decisioni riservate dal nostro ordinamento legislativo esclusivamente all’Autorità Prefettizia”, mi permetto di farle presente che se io mi sono rivolto a lei è proprio perché conosco la norma e mi è perfettamente chiaro che in simili circostanze è il prefetto ad avere la competenza e la responsabilità nell’assumere determinate scelte sull’ordine pubblico». Marsilio torna sulle lamentele ricevute nel corso della tappa: «Le ribadisco il fatto che i primi ad aver manifestato forte irritazione per le determinazioni assunte dalla Prefettura, e per le conseguenze da esse provocate, sono stati proprio alcuni dei soggetti che hanno partecipato alle riunioni tecniche preliminari da lei citate; mi riferisco, in particolare, al sindaco di Pretoro e ai rappresentanti dell’organizzazione del Giro, i quali sostengono che simili decisioni hanno, di fatto, impedito a migliaia di appassionati e persone perbene di accedere al Blockhaus e di partecipare ad una vera e propria festa, così come avviene di regola in occasione di altre tappe di montagna, in altre province e con altri prefetti che, al pari di lei, hanno le stesse responsabilità ma che forse le esercitano con maggiore attenzione, più equilibrio e spirito di collaborazione».
LO SCONTRO FRONTALE
Poi, ecco l’attacco. «Se volessi ricambiare la mancanza di rispetto che lei manifesta nei miei confronti», scrive Marsilio, «prima insinuando una mia ignoranza delle norme e delle rispettive competenze, poi addebitandomi scarso senso civico, potrei risponderle che – forse – in Piemonte, Lombardia e Veneto sono in carica altri prefetti che concorrono alla riuscita di una manifestazione sportiva conciliando le esigenze di ordine pubblico con il diritto dei tifosi di assistere all’evento. A fronte di aggressioni verbali da me ricevute, io le ho solo chiesto “di sapere quali oggettive e specifiche ragioni” erano state poste alla base di simili decisioni così diverse rispetto al passato. Lei non solo non ha dato risposta al mio legittimo quesito, ma addirittura ha vagheggiato imprecisati scenari apocalittici, portandomi come esempio gli incidenti accaduti a Torino. Tra l’altro», chiude Marsilio, «a smentire la sua preoccupazione sul fatto che a risponderne sarebbero stati solo i preposti all’ordine pubblico, la informo che il vice prefetto è stato recentemente assolto mentre è stato condannato in primo grado l’ex sindaco, cioè l’autorità politica (l’appello è tuttora pendente)».