Docente risarcita dal ministero

28 Dicembre 2021

Accolto il ricorso di un’insegnante: pensionata in anticipo rispetto ai colleghi maschi

CHIETI. Il giudice del lavoro del tribunale di Chieti accoglie il ricorso di una insegnante sulla data del collocamento in pensione e condanna il ministero dell’Istruzione al risarcimento di dodici mensilità alla donna.
La docente è stata risarcita perché pensionata con un anno di anticipo rispetto ai colleghi maschi. La donna, Marisa Esposito, insegnante all’istituto comprensivo 2 di Ortona, è stata assistita dall’avvocato Salvatore Braghini della Cisl Scuola.
Il legale aveva presentato il ricorso nel 2014 contestando l’ingiustizia subita dall’insegnante, che, diversamente dai colleghi maschi, era stata messa in pensione a 65 anni e non a 66, come previsto dalla legge Fornero.
La riforma delle pensioni, infatti, aveva innalzato l’età pensionabile a 66 anni ma non teneva conto del fatto che solo le donne con 61 anni compiuti entro il 31 dicembre 2011 venivano collocate in quiescenza al compimento dei 65 anni.
«Una discriminazione al rovescio», l’ha definita l’avvocato Braghini, «che si insinuava nelle maglie della legge, approvata frettolosamente per le pressioni dell’Unione europea, preoccupata della tenuta dei conti dell’Italia. Il requisito dei 61 anni, infatti, non si applicava ai dipendenti di sesso maschile, collocati in pensione a 65 anni soltanto se avevano conseguito quota 96 (60 anni di età con 36 di contributi) ovvero 40 anni di anzianità contributiva».
Aspirando ad ampliare la base contributiva, la docente aveva chiesto al tribunale di Chieti l’accertamento del diritto ad essere pensionata perlomeno alla stessa età dei colleghi di sesso maschile, ossia nell’anno scolastico in cui compiva 66 anni e 3 mesi, ma il giudice del lavoro Ilaria Prozzo, che aveva esaminato il ricorso d’urgenza, lo aveva bocciato, non configurando alcuna discriminazione. Il giudice Laura Ciarcia, invece, ha accolto il ricorso e condannato il ministero. (a.i.)
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