Don Claudio, in cinquecento per l’addio

13 Settembre 2014

Cattedrale piena di fedeli di Madonna degli Angeli, Brecciarola e Valpescara. Così lo ricordano Forte e Menichelli

CHIETI. Cattedrale stracolma per l'ultimo saluto a monsignor Claudio Di Liberato, ex parroco di Madonna degli Angeli. In 500 si sono dati appuntamento ieri pomeriggio a San Giustino: parrocchiani del popolare rione cittadino, fedeli di Brecciarola, Turrivalignani e Scafa dove il sacerdote era nato 62 anni fa. La messa d’addio l'ha celebrata l'arcivescovo Bruno Forte, di cui don Claudio era stato stretto collaboratore dopo aver servito il predecessore Edoardo Menichelli oggi a capo della Curia di Ancona, anch'egli sull'altare durante la funzione funebre.

«Grazie alla sua sovrabbondanza di cuore», ha detto Forte nel silenzio del grande tempio, «gli ha consentito in piena spontaneità di annunciare Cristo gratuitamente, senza volerne nulla in cambio in piena sintonia col dettato evangelico». Poi le memorie personali degli ultimi momenti di vita terrena del confratello, consumato da una grave malattia. «Guardandolo nel suo letto di sofferenza, io vi riconoscevo il volto di Gesù. Come dire», ha spiegato, «che l'amore per Cristo è diventata l'assimilazione più profonda a Gesù e a Gesù crocefisso. Il suo corpo smagrito fino all'inverosimile», ha proseguito l'arcivescovo con tono commosso, «i tratti del suo volto resi fini dalla sofferenza, dalla consumazione che il dolore portava con sè, lasciavano però trasparire la luce interiore che ardeva nel suo cuore. Claudio è morto in piena consapevolezza di andare incontro al Signore».

Dopo la descrizione del calvario di don Claudio, Forte ha espresso i suoi sentimenti di fronte alla perdita. «Vi confesso che anche umanamente», ha detto, «ho sentito fortemente la prova della sua malattia e della sua morte. Allo stesso tempo vi dico che con tanta profondità ho sentito la luce della nostra Fede, la certezza della vittoria del risorto sulla morte e della presenza di don Claudio nella liturgia del cielo a intercedere per noi che preghiamo con profonda gratitudine per tutto quello che Dio in lui e attraverso di lui ha voluto donarci». Poi, rivolto a Cristo, ha detto «grazie per aver assimilato Claudio a te fino all’ultimo respiro».

Parole risuonate nelle mura maestose dell'antico tempio teatino mentre scoppiavano sommessi singhiozzi tra la gente che aveva conosciuto il sacerdote «nel corso di un'esperienza che dal punto di vista terreno potrebbe dirsi breve», sono sempre parole di Forte, «ma contraddistinta da una rara intensità». Dopo aver accompagnato il feretro all'uscita, il lungo corteo capeggiato dall'arcivescovo si è ritirato in sacrestia. Qui il pastore emerito di Chieti-Vasto, monsignor Menichelli, di cui don Claudio era stato cerimoniere in Curia, lo definisce «un grande sacerdote. Un servitore della Chiesa e uomo pieno di fedeltà». Addio don Claudio.