Don Max: «Guido, ti porteremo nel cuore»

14 Luglio 2021

La lettera del parroco dei Salesiani: «Schiettezza e generosità sono state le tue qualità più grandi»

CHIETI. A raccontare chi era Guido Cerulli è la lettera che don Massimiliano Civinini, parroco dei Salesiani, ha scritto allo sfortunato ragazzo e ai suoi genitori, Nicoletta e Alfonso. «Carissimo Guido, ciao! Ci siamo conosciuti all’interno di un ambiente a te non solo familiare ma anche caro: l’oratorio di Don Bosco. Io appena arrivato da un altro mare, il Tirreno, mentre tu già eri navigato nel mar Adriatico e soprattutto nell’immenso mare dell’oratorio. Ho imparato a conoscerti non attraverso quello che dicevi, ma per quello che facevi, le passioni che coltivavi: educatore dell’Azione Cattolica, chitarrista alle messe e fuori le messe, appassionato di calcio e di motori», continua don Max. «Insieme abbiamo anche vissuto un anno intero perché sei stato volontario nel servizio civile in oratorio. Il tuo desiderio, più che di accomodarti con un lavoro, era di realizzarti in quello che ti prendeva il cuore. Due cose mi porto nel cuore: la tua schiettezza e la tua generosità. La schiettezza talvolta un po’ ruvida ci ha trovati, l’uno davanti all’altro, a scontrarci. Ma tra amici ci sta anche lo scontro. Ed è nel re-incontrarci che veniva fuori la tua generosità, di chi non tiene il muso, di chi è sempre disposto a ripartire e ricominciare, di chi è pronto a dare una mano. Ma la cosa che ha lasciato il segno più grande è stato il tuo sorriso. Tante persone mi hanno testimoniato della tua faccia sorridente. Ora, caro Guido, queste tue virtù le vivi in uno spazio e in un tempo diverso, poiché è il tempo di Dio e, sono convinto che non solo sarai capace di sorridere anche a Dio, ma anche di “confrontarti schiettamente” con Lui, poiché quello che siamo non lo perdiamo. Ma sono convinto che la pace con Dio sarà subito fatta».
Don Massimiliano si rivolge ai genitori di Guido. «Cari Nicoletta e Alfonso, so che ora è il momento del dolore e del pianto. So che ogni parola può essere scontata o scocciante; ma so anche chi siete voi, poiché anche attraverso di voi ho e abbiamo conosciuto Guido. Ora è il momento anche del coraggio e del guardare in alto, non indietro perché purtroppo, al momento, il guardare indietro vuol dire ripercorrere solo una strada, quella che da Vasto Marina va a via Trave. Guardare in alto, a colui che nel suo silenzio è capace di sopportare il vostro silenzio, la vostra sofferenza e angoscia e dubbi sul perché di tutto ciò. Caro Guido, aiutaci a sopportarla e a camminare con la tua stessa schiettezza, la tua generosità e il tuo sorriso». (p.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .