Don Nicola: questa violenza è intollerabile

29 Giugno 2020

Il parroco: si fa tanta fatica a scrollarsi di dosso il nome di “zona 167” e poi accadono queste cose. La gente qui vuole tranquillità

LANCIANO. È stata una notte di relativa calma quella che ha seguito la lite tra famiglie rom nel quartiere Santa Rita. Fin dalle prime ore della serata pattuglie della polizia, con rinforzi arrivati anche da Pescara, e dei carabinieri, hanno presidiato le zone degli scontri di venerdì notte. Le due fazioni rivali sono state tenute sotto controllo per evitare che lasciassero i rispettivi domicili e tornassero allo scontro. Il quartiere è scosso ed esasperato da quanto accaduto l’altra sera, una scena surreale, da “far west”, la definiscono in molti. Una famiglia nomade è stata aggredita da componenti dello stesso ceppo familiare in una spedizione punitiva, come l’ha definita la polizia che indaga sull’episodio, condotta con l’uso di armi improprie: mazze di ferro, bastoni di legno, cric per auto, coltelli da cucina, una stampella.
L’agguato è iniziato nel cortile di una villetta in via Sabino ed è continuato in strada, all’incrocio con via Sigismondi e via Spataro, sotto gli occhi attoniti di tante famiglie che si sono barricate in casa e hanno allertato le forze dell’ordine. Per sedare quella che poi si è trasformata in una rissa furibonda sono intervenute numerose pattuglie di polizia, carabinieri e guardia di finanza. I cinque aggressori (ma pare fossero di più) sono fuggiti a bordo di un’auto, abbandonando le armi usate fuori dall’abitazione. Gli investigatori sono al lavoro per identificarli, le armi sono state sequestrate. Sei sono i feriti trasportati al Pronto soccorso dell’ospedale Renzetti, presidiato fino a tarda notte. Cinque appartengono alla famiglia aggredita, uno a quella rivale. Sono stati dimessi con prognosi da 10 a 30 giorni.
All’uscita dall’ospedale, l’auto degli aggrediti è stata colpita dal lancio di un’anta della finestra (lunotto posteriore distrutto) sotto casa dei rivali, in via De Riseis, dove si sono presto radunati altri rom con cori minacciosi e danni al portone del palazzo. Il movente è ancora al vaglio degli investigatori, ma pare sia legato a rancori per un alloggio popolare conteso e a rapporti familiari ormai logorati.
«Non è tollerabile che si arrivi alla violenza, tanto più tra parenti», commenta don Nicola Giampietro, parroco di Santa Rita a cui in tanti hanno raccontato, scioccati, l’accaduto, «qui c’è gente che vuole vivere tranquilla. Questi episodi rimarcano quel nominativo dispregiativo, “167”, che questo quartiere fatica a scrollarsi di dosso. Ma i residenti non vogliono questo, non vogliono tornare indietro».
Il sindaco Mario Pupillo si dice «amareggiato e sconvolto per un episodio che con tale intensità e violenza non si era mai verificato prima. Ringrazio le forze dell’ordine che l’altra sera hanno fatto un lavoro straordinario», sottolinea Pupillo, «sono comportamenti deviati che non possiamo gestire come amministrazione. Dal canto nostro provvediamo a implementare la sorveglianza del territorio con telecamere e nuova illuminazione. Faremo ulteriori passi per rafforzare i controlli, valutando altre iniziative in collaborazione con le forze di polizia».
Sulla violenza di venerdì sera la Procura ha aperto un’inchiesta e sta vagliando le ipotesi di reato: si va dalla rissa aggravata al danneggiamento al porto abusivo d’armi.
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