Don Panfilo, 80 anni e tanta voglia di aiutare i suoi fedeli

17 Luglio 2015

Monsignor Argentieri, punto di riferimento del Tricalle ha raggiunto la pensione ma può restare col suo popolo

CHIETI. Nei primi giorni di giugno don Panfilo Argentieri, anzi monsignore, perché questo è il titolo che tocca al personaggio protagonista oggi della mia vetrina, ha compiuto 80 anni: è giunto quindi il momento per il sacerdote, memoria storica della curia teatina, di andare in pensione da attivissimo responsabile della parrocchia di San Francesco Caracciolo, nel rione Tricalle. In effetti però il distacco dai parrocchiani, anzi dal suo "popolo" come dice don Panfilo, non sarà di certo traumatico: già nell'ottobre del 2007 l'arcivescovo di Chieti Bruno Forte, nel procedere alle nomine pastorali entrate in vigore quest' anno, aveva deciso che al "compimento dell'ottantesimo anno" don Michele Panissa, vicario cooperatore della parrocchia di San Francesco Caracciolo, a suo tempo nominato "d''intesa con lo stesso Don Panfilo", avrebbe assunto il ruolo di parroco, ma con l'intesa, messa nero su bianco da monsignor Forte, che "il carissimo don Panfilo continuerà a prestare il suo ministero sacerdotale in aiuto della stessa parrocchia". Una palese dimostrazione della considerazione di cui gode da parte del suo vescovo.

Don Panfilo, ordinato sacerdote il 29 giugno del 1959, nella città di Chieti ha avuto sempre un ruolo molto particolare: quello di essere un po' il riferimento per gli uomini di chiesa che sono stati chiamati a svolgere il proprio apostolato nella antica Teate. E' stato così ad esempio per l'arcivescovo Vincenzo Fagiolo, il futuro cardinale, di cui don Panfilo non ha svolto solo l'impegnativo ruolo di vicario, ma è stato il disponibile e fidato stretto collaboratore, mettendo a disposizione il grande bagaglio di conoscenza acquisito nel corso dei tanti anni passati nella città teatina. Ha vissuto la lunga stagione in cui Chieti veniva indicata come "la città dei preti e dei soldati", per la presenza del Seminario e delle caserme. Dal seminario «si riversava in piazza Trento e Trieste- racconta don Panfilo- una nuvola nera; era una festa, turbinio di tonache che invadeva il centro storico, accolta dalla città con curiosità ed affetto». Don Panfilo non ha mai nascosto pieno orgoglio per il seminario pontificio San Pio X che ha «condiviso la storia della città dal primo Novecento fino ai nostri giorni, ed è stato insieme istituzione religiosa, sede del tribunale ecclesiastico regionale e ha offerto la possibilità di svolgervi manifestazioni culturali e convegni». Inoltre «ha prodotto intere generazioni di sacerdoti e di pastori illuminati». Testimone quindi di prima mano, custode della memoria, ma anche della tradizione: nella sua lunga vita di religioso non ha mai, posso affermarlo con sicurezza assoluta, almeno per quel che conosco e quel che mi hanno detto i suoi tanti fedeli, indossato pantaloni, o meglio non ha mai accettato la moda del clergyman. Il suo abito talare è stato sempre la lunga tonaca nera. Infine il suo rapporto con i fedeli, ma direi con tutti i cittadini, è stato sempre aperto e intenso, favorito certamente dal suo modo di proporsi, semplice ma mai banale, arricchito dalla sua preparazione filosofica e dalla sua straripante umanità. Sono le doti che in tanti hanno apprezzato nel corso degli anni e che sono state letteralmente esaltate dal momento in cui ha preso possesso della parrocchia della comunità del Tricalle.

Per svolgere il suo apostolato ha davvero cercato tutte le possibili strade per coinvolgere al massimo il suo "popolo": ha usato anche il web, apparendo su You tube, per lanciare messaggi e echeggiare i tanti eventi, religiosi e popolari che si sono svolti nella sua parrocchia. Ed è arrivato a dare una "voce" al quartiere attraverso un giornale, di cui Don Panfilo è anche un molto attento e concreto editorialista. Una attività intensa e coinvolgente che don Panfilo porterà avanti finché gli sarà possibile come una missione.