Don Ugo e il sogno di aiutare i ragazzi e le famiglie

16 Marzo 2019

CHIETI. Per capire quanto pesante e grave sia la situazione del Villaggio del Fanciullo Giuseppe Venturi riportato alla luce dalle foto ricevute sullo stato di assoluto degrado in cui oggi si trova,...

CHIETI. Per capire quanto pesante e grave sia la situazione del Villaggio del Fanciullo Giuseppe Venturi riportato alla luce dalle foto ricevute sullo stato di assoluto degrado in cui oggi si trova, bisogna ripartire da lontano e mettere in primo piano la figura di don Ugo De Simeonibus, il fondatore della struttura. Don Ugo, anzi monsignore, anche se era un titolo che non voleva accompagnasse il suo nome, raccontava che il padre non voleva si mettesse a tavola senza aver prima accudito i poveri che bussavano alla porta di casa. Tendere la mano agli altri divenne la sua missione. Così, ad appena 25 anni, nell’immediato dopoguerra, si mise a raccogliere giovani sbandati, resi orfani dalla tragedia della guerra o colpiti da estrema povertà. Si fece dare prima uno spazio nella caserma Berardi, poi attraverso una donazione ricevuta nella zona di San Salvatore realizzò il primo nucleo della Città dei ragazzi, che volle intitolare a monsignor Venturi, il vescovo che gli era stato sempre vicino. Ebbe anche aiuti dall’estero, in particolare dall’America e dal suo grande benefattore, l’editore italo-americano Johnny Santangelo. Finita la fase emergenziale del dopo guerra, aprì sempre di più il suo villaggio al mondo esterno, ospitando anche una scuola media. Nell’ultima fase della sua vita inseguì il sogno di trasformare il villaggio del fanciullo in “villaggio della famiglia”. Per questo tornò a chiedere aiuto ai suoi benefattori e impegnò tutto quel che aveva. Ma dovette arrendersi, sommerso dai debiti, e cedere tutto alla chiesa. Il resto della storia non è certamente esemplare: prima la trasformazione in discoteca, poi i grandi progetti di investimenti di cui si è perso traccia e infine il vergognoso degrado che abbiamo denunciato.
Gino Di Tizio