Donne bisognose e indifese Quando l’uomo diventa orco

17 Luglio 2014

CHIETI. Le violentano fisicamente, le distruggono psicologicamente. Le trattano come merce di scambio: il corpo della donna per ottenere un alloggio, un posto di lavoro oppure, come in questo caso,...

CHIETI. Le violentano fisicamente, le distruggono psicologicamente. Le trattano come merce di scambio: il corpo della donna per ottenere un alloggio, un posto di lavoro oppure, come in questo caso, per assicurare cure efficaci al proprio bambino malato. Uomini che odiano le donne e che utilizzano il loro potere sociale o la forza bruta per affermare la loro sconfinata insicurezza. «La violenza di genere c’è sempre stata, non è un fenomeno attuale, ma oggi è più sentito e emerge anche grazie ai centri antiviolenza che operano sul territorio» sostiene Francesca Di Muzio, avvocato penalista e presidente del centro antiviolenza Donn’è che ha sede all’ospedale Bernabeo di Ortona «c’è più consapevolezza anche se le donne, purtroppo, devono continuare a fare i conti con il ruolo di sudditanza nei confronti dell’uomo imposto dall’educazione ricevuta in famiglia: sottomettersi senza reclamo. E quello che è capitato alle 8 donne molestate dal medico è legato a doppio filo con la visione che certi uomini hanno del femminile» aggiunge «posso comprare tutto, anche il tuo corpo, perché tu non sei una persona, ma solo merce di scambio». E questa convinzione esplode quando la donna in questione è un soggetto debole, non è autonoma, non ha una casa e non ha soldi per curare il proprio figlio malato. Una condizione psicologica che apre le porte al ricatto di tipo sessuale. Lo stato di bisogno» rimarca «diventa così un incentivo per soggiogare la vittima. La violenza economica, quella che ti costringe all’indigenza, è legata a quella sessuale».

Ma qual è la molla che fa scattare comportamenti così abnormi? «Prima di tutto l’insicurezza nella virilità e nel proprio modo di essere» spiega Valentina Dragani, psicoterapeuta che ha lavorato per 30 anni nella clinica privata Villa Pini, ora consulente del centro antiviolenza di Donn’è «senza ricatto non potrebbe conquistare nessuna donna. E il ricatto è un'arma che si punta contro chi mostra debolezza. L’uomo che molesta sessualmente una donna non crede nelle prprie capacità». Ma è anche convinto di farla franca. «Sì, perché qualunque cosa accda è sempre colpa della donna» sostiene Dragani. Un sorriso di troppo, una gonna troppo corta, un atteggiamento confidenziale scambiato per interesse e l’alibi è servito. «Poi c’è la vergogna di avere subito una violenza. Molte donne credono di averla incassata per una giusta causa. La sottomisione all’autorità, come nel caso del medico, è più sopportabile perché sul piatto della bilancia c’è la salute del proprio bambino che deve essere curato e deve guarire dalla malattia. Ma la colpa» insiste la psicoterapeuta «non è della donna, chi deve vergognarsi è l’uomo che approfitta della debolezza e della fragilità di una mamma preoccupata». E gli effetti collaterali di una violenza sono altrettanto devastanti. «Il 60 per cento delle depressioni» rivela Dragani «nasconde una violenza sessuale o psicologica. Ecco perché a livello sanitario andrebbe prima studiato il caso nella sua interezza e poi curato il sintomo». Il numero del centro antiviolenza Donn’è: 085-9190028.

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