Donne, violenze in lieve aumento: le vittime sono sempre più giovani

25 Novembre 2021

In tribunale 107 denunce da luglio 2020 a giugno scorso: incremento del 6% rispetto all’anno prima La Procura: ai casi si dedica il magistrato Rossi. Leone (psicologa): la persecuzione è cresciuta tanto

LANCIANO. L’insulto, lo schiaffo. Le minacce, i pedinamenti. La vita in frantumi da ricostruire dopo aver preso coscienza di non essere sbagliate, di farcela, di uscire dalla spirale di violenza in cui sono finite affidandosi alle forze dell’ordine, ai centri e agli sportelli antiviolenza. Sono tante le donne che nel territorio frentano hanno scelto di rivolgersi alla Procura, allo sportello antiviolenza dell’ospedale Renzetti, al centro antiviolenza Dafne per riprendere in mano la vita distrutta da mariti o ex compagni, da chi doveva renderle più belle e colorate e invece le hanno tinte di nero. Un +6% di casi secondo i dati della Procura diffusi in questa Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne rispetto al 2020.
«Sono 107 le denunce da luglio 2020 a giugno 2021 arrivate da donne residenti nei comuni serviti dal tribunale», spiega il procuratore Mirvana Di Serio, «un aumento per fortuna lieve rispetto al centinaio di casi registrati nell’anno precedente» e rispetto alla paura di vedere una esplosione dopo il lockdown quando le vittime sono state costrette a vivere tutto il giorno con mariti-compagni violenti. «Sono denunce di maltrattamenti, lesioni e soprattutto stalking», riprendono dalla Procura, «alcune delle quali sono in corso di indagine. C’è tanta attenzione a questi casi a cui si dedica un magistrato». Sono affidati al sostituto procuratore Serena Rossi che, grazie al Codice Rosso, può agire più velocemente, essendoci una corsia preferenziale per le denunce e le indagini riguardanti casi di violenza contro donne e minori.
Ma spesso la denuncia arriva dopo molti anni di violenze fisiche o psicologiche subite in silenzio: il caso limite è della donna di Fossacesia che il mese scorso ha denunciato il marito dopo 20 anni di botte. «La presa di coscienza della propria condizione è un percorso lungo e diverso da caso a caso», spiega la psicologa Michela Leone, coordinatrice dell’associazione Donn.è presieduta da Sara Di Rado. L’associazione gestisce dal 2018 lo sportello antiviolenza aperto dal Rotary all’interno dell’ospedale Renzetti. «È un luogo importante», riprende Leone, «perché permette alle donne maltrattate di liberarsi almeno dalla paura di essere viste. Nei nostri centri da gennaio ad oggi sono arrivate 33 chiamate e 28 prese in carico. Si tratta di donne per lo più italiane, che hanno tra 24 e 45 anni, un’età più bassa rispetto al passato, hanno figli e un’occupazione spesso precaria. Devono uscire da situazioni di violenza fisica, psicologica, economica, dagli stalking; quest’ultimo reato è cresciuto tantissimo negli ultimi due anni. Durante il lockdown è stato difficilissimo seguire le donne che avevano intrapreso un percorso - che inizia spesso con una telefonata informativa - perché i loro persecutori erano in casa. Arrivare alla denuncia non è facile, ci sono molti ostacoli. Qui sono soprattutto culturali ed economici perché spesso la donna non ha un’indipendenza. Altre volte la donna cade nelle promesse del marito di cambiare e quindi si ferma. Altre pensa di essere “sbagliata”. Ma non è così e quest’anno infatti diamo voce agli atti di resistenza delle donne per uscire dal circolo della violenza. Io resisto perché io esisto».
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