Dopo la “peste” il gambero torna nel fiume

17 Luglio 2020

Borrello, il biologo Pagliani studia la reintroduzione della specie in seguito alla moria degli anni scorsi

BORRELLO. Dopo la “peste del gambero”, potrà esserci nuovamente un futuro per il gambero di fiume nei corridoi ecologici dell’Appennino centrale? Per trovare una risposta a questa domanda sta lavorando Rewilding Apennines che si serve del prezioso coinvolgimento del biologo Tommaso Pagliani, esperto di ambienti fluviali e, in particolare, di “austropotamobius italicus meridionalis”, vale a dire il gambero di fiume autoctono dell’Italia peninsulare. Qualche anno fa diverse popolazioni di questo decapode, specie protetta, hanno subito un drastico crollo a causa di una pericolosa micosi dovuta al fungo aphanomyces astaci: la “peste del gambero” non ha lasciato scampo alla specie autoctona. Infatti, la micosi è tollerata da altre specie aliene, quali il gambero rosso della Louisiana e il gambero turco. La malattia non è pericolosa per l’uomo.
La conservazione del gambero autoctono è minacciata anche dall’alterazione ambientale, dall’inquinamento, dal bracconaggio e dal cambiamento climatico, in particolare dal riscaldamento globale, che costituiscono un pesante impatto negativo sul suo ecosistema acquatico. Nelle scorse settimane, esponenti di Rewilding Apennines si sono recati, insieme a Pagliani, lungo tre corsi d’acqua, il Gizio a Pettorano sul Gizio, il Verde a Borrello e il Romito a Morino (L’Aquila), con l’intento di valutare la qualità ambientale e tutte le caratteristiche biochimiche e biologiche per definire l’idoneità ambientale per il gambero di fiume. «Dopo la misurazione dell’ossigeno disciolto, del pH, della conducibilità e della durezza dell’acqua, la determinazione degli altri invertebrati bentonici, l’osservazione della morfologia e l’ispezione notturna dei corsi d’acqua, siamo riusciti a trovare alcuni gamberi», affermano dall’associazione aggiungendo: «Pagliani, alla luce dei primi rilevamenti sul campo, dichiara di essere ottimista per avanzare insieme progetti di introduzione e reintroduzione, in concerto con gli enti gestori delle aree di interesse».Rewilding Apennines è un’associazione connessa con la fondazione Rewilding Europe, con sede in Olanda. Gli obiettivi sono: promuovere, organizzare e realizzare studi e ricerche sugli ambienti naturali, sulla fauna e flora italiani.