Dossier Del Vecchio, ora l’Ateneo trema

Otto milioni da restituire, nella lista del dg spuntano sindacalisti, mogli di medici, segretarie e l’ex direttore Napoleone
CHIETI. À la guerre comme à la guerre, «Alla guerra come alla guerra», ma questa volta non è Napoleone a dirlo. Le 113 mail, inviate due sere fa dal dg, Filippo Del Vecchio, ai dipendenti amministrativi e tecnici, hanno avuto un effetto devastante negli ambienti dell’Università. E’ un attacco senza precedenti a chi lo attacca, quello che il direttore generale ha messo in atto, aprendo gli armadi di chi, prima di lui, governava all’Ateneo di Chieti e Pescara. Lo ha fatto alla vigilia dell’incontro di oggi al Mef. E dall’armadio, a suo dire, sono usciti scheletri sotto forma di ricchi emolumenti per 8 milioni e 324mila euro distribuiti a pioggia, dal 2001 al 2013, epoca d’oro della D’Annunzio, guidata dal dg, Marco Napoleone e dal rettore, Franco Cuccurullo.
IL DOSSIER DEL VECCHIO. D.D.C. è il primo nome della lista dei 113 diffusa da Del Vecchio al personale che, a detta del dg, ora deve dimostrare la legittimità degli emolumenti e, in caso contrario, dovrà (sic!) restituire le somma (lorda). Ammesso e non concesso che i conti siano esatti, si apriranno contenziosi civili (con il personale) epocali per la D’Annunzio e denunce alla Corte dei conti del dg verso ex Cda ed ex dg. Ma il primo della lista non è Napoleone che è al 53esimo con 69mila euro, subito prima di un sindacalista e una giornalista. A guidare l’elenco è un segretario di dipartimento che deve giustificare a Del Vecchio 335mila euro. Dopo di lui c’è una donna, T.R., e la cifra è di 305mila euro. Seguono E.A.C., con 298mila euro, e poi un nome noto, V.A., con 241mila euro. Nessuno esce “illeso” dall’elenco del dg, neppure quattro sindacalisti, che avrebbero percepito somme di 114 mila euro (M.D.B.), 92mila (V.B.), 78mila (S.L.) e 60mila (P.D.B.). Ma tra i casi più singolari c’è quello di moglie e marito: 28mila euro lei (L.D.A.) e 25mila lui (G.P.). Anche mogli di docenti di medicina finiscono nel calderone (liste di proscrizione? Ironizza qualcuno), come M.D.M. ed i suoi 77mila euro, oppure segretarie (T.F., 82mila euro e A.P., 39mila euro) e funzionarie (come i 105mila euro ad A.M.) o dipendenti con lo stesso cognome di big della politica (vedi C.S. 84mila euro).
L’INFERNO E IL PARADISO. Si finisce nell’aneddotica di una resa dei conti, che si sta consumando negli ambienti accademici, quando cerchiamo di capire il perché della frase tra parentesi (il “PARADISO” di Napoleone) riportata dal dg in cima alla lista dei nomi e dei soldi. La frase non è casuale. E’ la risposta di Del Vecchio a quei misteriosi dipendenti della D’Annunzio che da un po’ di tempo piazzano striscioni in giro per Chieti. L’ultimo della serie, comparso poche ore prima che le 113 mail partissero, diceva così: «1980-2012 Paradiso di Napoleone dal 2012 inizio della fine... Del Vecchio inferno». Lo volete il paradiso di Napoleone? Eccolo, risponde Del Vecchio. E vai con nomi e cifre. All’Università s’indignano. O tremano perché i nomi non sono tutti: ne mancano di eccellenti (i 320mila euro a Carmine Di Ilio) e mancano quelli del 2014. Ma qualcuna annuncia denunce. Come A.I. che ha le prove di aver percepito 14mila euro e non i 53mila che le attribuisce il dg.
QUAL È L’OBIETTIVO? A chi punta Del Vecchio? Risposta semplice: vuole colpire, dal punto di vista erariale, chi ha autorizzato i pagamenti extra. Il dg premette che in dodici anni sono stati erogati 26 milioni di salario accessorio. Fatte salve l’Ima e altre (voci legittime, ora lo ammette) e considerando, dice lui, che il Fondo accessorio accettato dal Mef è di 17 milioni, «l’erogato non dovuto è di 8 milioni», per mansioni superiori che potevano durare solo un anno ma durano ancora, equiparazioni per docenti di madrelingua, indennità «gonfiate», ed extra ad personam «che non hanno documentazione di supporto». Ecco il punto chiave del suo dossier: «Di tutti questi importi occorrerà verificare, prima di iniziare azioni di recupero, i “titoli”che possono legittimarne il loro percepimento. Cercheremo le delibere di CdA o gli incarichi formali di assegnazione che possano far passare la responsabilità erariale su soggetti diversi dai percettori finali. Non ci si può nascondere che l’azione di recupero non sarà pacifica e darà certamente luogo a contenziosi, ma è necessaria». Ma se oggi il Mef dovesse ribaltare tutto?

