Droga, due ricorsi in Cassazione

San Salvo. Operazione “Blue marine”: i “capi” chiedono l’annullamento degli arresti
SAN SALVO. Operazione “Blue marine” sul traffico di droga nel Vastese e affari con la ’ndrangheta. I difensori di Rodolphe Pinto e Dritan Mici, gli avvocati Giuseppe La Rana, Fiorenzo Cieri e Pino Sciarretta, hanno presentato ricorso in Cassazione per i loro assistiti chiedendo la revisione della custodia cautelare in carcere.
«I motivi sono diversi ma in particolare», sottolinea l'avvocato Giuseppe La Rana, «nonostante il mio cliente abbia subito tre perquisizioni, contro di lui non è stato trovato nulla».
I giudici del tribunale del Riesame tuttavia hanno rigettato il ricorso e per questo i legali dei due uomini ritenuti i capi della presunta banda arrestata il 24 gennaio scorso, si sono rivolti alla Cassazione e tornano a chiedere l’annullamento dell’ordinanza di arresto e, in subordine, la revisione della stessa. L’ordinanza di custodia cautelare porta la firma del giudice Marco Billi ed è il risultato delle indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila. A coordinare l’inchiesta sono stati il procuratore Michele Renzo e il sostituto Stefano Gallo.
Alcune delle persone arrestate a gennaio sono tornate in libertà. La posizione di Mici e Pinto è diversa. A giudizio degli investigatori i due indagati erano a capo di un sodalizio che aveva preso il posto di un altro gruppo malavitoso arrestato nel 2018 nel corso dell'operazione Evelin.
Gli accusati a parere della Dia si erano specializzati nello spaccio di droga attraverso canali di approvvigionamento in Calabria, Emilia Romagna e Puglia. Il bar Blue Marine, da cui ha preso il nome l'operazione, sarebbe stato la cabina di regia. Un castello accusatorio che i difensori contestano. Le indagini sono ancora in corso. (p.c.)
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