Droga e mafia, condanne per 299 anni

Pene da un minimo di 7 anni e 6 mesi a un massimo di 22 per venticinque imputati, assoluzioni o prescrizioni per altri 37
VASTO. Sessantadue imputati, un esercito di avvocati, per un totale di 299 anni carcere. La prima parte del maxi processo “Adriatico” si è conclusa ieri mattina qualche minuto prima di mezzogiorno con 25 condanne e 37 assoluzioni, molte delle quali per prescrizioni del reato. Dopo ben 12 giorni di camera di consiglio, il collegio presieduto da Bruno Giangiacomo (a latere Fabrizio Pasquale e Stefania Izzi) ha letto il dispositivo in un’aula magna gremita di giornalisti e forze dell’ordine. E del resto per la prima volta in Abruzzo è stato celebrato un processo per associazione a delinquere di stampo camorristico. Le rivelazioni del collaboratore di giustizia, Lorenzo Cozzolino, hanno sollevato il coperchio su un presunto sodalizio che aveva trasferito nel Vastese i traffici legati agli stupefacenti. Lorenzo Cozzolino e la moglie Italia Belsole appartenevano ad una organizzazione camorristica (clan Vollaro) ritenuta uno dei sodalizi criminali della camorra. Due anni fa Cozzolino ha snocciolato nomi, fatti e circostanze determinando il rinvio a giudizio di 81 persone. Diciannove (e fra loro i due collaboratori) saranno giudicate all’Aquila a giugno.
Sessantadue sono state giudicate dal tribunale di Vasto. Dopo 12 giorni di camera di consiglio, i giudici hanno condannato 25 imputati a pene che vanno da 22 a 7 anni e sei mesi per un totale di 299 anni. La pubblica accusa aveva chiesto un totale di 549 anni di carcere. Sedici imputati sono stati condannati per associazione a fini di spaccio, sei per associazione di stampo camorristico e due per concorso esterno all’associazione. Il processo si è rivelato immediatamente difficile e delicato. In un caso il collegio ha rimesso gli atti alla Procura dei minori dell’Aquila (l’accusato all’epoca dei fatti era minore). E sempre ai giudici aquilani è stato rimesso il giudizio per Rodolphe Pinto in merito ad un attentato. In diversi casi le assoluzioni sono arrivate per prescrizione dei reati. Il tribunale ha fatto fronte ad un muro di richieste difensive (quasi tutti gli avvocati hanno contestato la credibilità di Lorenzo Cozzolino) riservando la massima attenzione alla vicenda giudiziaria e alle singole posizioni. Umori, opinioni, suggestioni, sono rimasti fuori dalle aule di giustizia. La calendarizzazione delle udienze ha permesso di arrivare in tempi brevi alla sentenza. Qualcuno degli assolti è potuto tornare in libertà. «La particolarità di questo processo è stato l’impegno affrontato dai giudici che ha rivelato quanto delicata fosse la vicenda. È la prima volta che in Abruzzo si è celebrato un processo per associazione di stampo camorristico ed è la prima volta che i magistrati sono stati isolati in camera di consiglio per dodici giorni. Va riconosciuto il grande impegno del presidente Giangiacomo e dei giudici Pasquale e Izzi», afferma il presidente delle Camere penali, l’avvocato Giovanni Cerella. Un processo che ha rivelato la vulnerabilità del Vastese e la necessità di proteggere il territorio salvando anche il tribunale, fondamentale presidio di giustizia. Fra tre mesi le criticità del Vastese verranno nuovamente trattate nel processo Adriatico bis in cui sono 19 gli imputati alla sbarra, che hanno scelto il rito abbreviato. Secondo gli inquirenti, dietro gli incendi dolosi e le sparatorie che si verificarono a Vasto, San Salvo e Gissi, dal 2003 al 2008, ci sarebbe stata la camorra che mirava a governare lo spaccio di droga nell’Abruzzo meridionale.Fatto questo ribadito dal pm Picardi. L’articolata e complessa attività di indagine è stata delegata al Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri e condotta unitamente ai carabinieri del comando provinciale di Chieti. La Dia ha seguito costantemente le complesse attività investigative, anche in relazione agli inediti profili associativi mafiosi che, per la prima volta nel Vastese, sono stati contestati.

