Droga in cella, un arresto anche a Lanciano
L’inchiesta sul giro di spaccio nel carcere di Velletri: nei guai un 36enne rinchiuso a Villa Stanazzo
LANCIANO. Tocca anche Lanciano l’inchiesta che ha svelato l’esistenza di una vera e propria piazza di spaccio all’interno del carcere di Velletri, alle porte di Roma, dove la droga – ordinata telefonicamente da alcuni detenuti – entrava all’interno dell’istituto di pena nascosta nei pacchi (tra alimenti sottovuoto, vestiti o saponi) e poi veniva venduta ad altri reclusi. Tra i 33 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare c’è un trentaseienne, originario del Marrocco, attualmente rinchiuso nel carcere frentano di Villa Stanazzo.
A pagare lo stupefacente erano familiari e amici, alcune volte ignari di tutto, attraverso ricariche su carte prepagate. A scoprire il sistema ben collaudato sono stati i carabinieri della compagnia di Velletri, coordinati dalla procura, che all’alba di ieri hanno eseguito gli arresti (11 in carcere e 22 ai domiciliari). Tra loro ci sono sedici persone che erano già in cella. Secondo gli investigatori il giro d’affari, tra gennaio e giugno scorso, ammontava a circa 80.000 euro. Sono stati ricostruiti anche due episodi di estorsione. In un caso, un detenuto avrebbe aggredito un altro per sollecitare il pagamento dall’esterno delle dosi consumate. Un’altra volta, invece, alcuni familiari sarebbero stati addirittura minacciati con una telefonata dal carcere per costringerli a «saldare il conto».
Le indagini dei carabinieri, inizialmente finalizzate al contrasto dello spaccio nell’area di Velletri e dei Castelli, si sono poi concentrate sulla casa circondariale. Cocaina e hashish, nascosti nei pacchi destinati ai detenuti, arrivavano all’interno tramite spedizionieri e ogni singola dose costava il doppio rispetto ai prezzi di mercato.
A rendere ancora più difficoltosa la ricostruzione dei carabinieri è stata la complessità della rete che era stata messa in piedi sia per la predisposizione dei pacchi sia per il flusso di denaro, versato su carte prepagate intestate a prestanome spesso estranei alla cerchia di contatti dei detenuti. Per tre volte i militari dell’Arma, con il supporto della polizia penitenziaria, sono riusciti a intercettare i pacchi con dentro gli stupefacenti. È da chiarire, invece, come siano entrati nell’istituto di pena i cellulari usati da alcuni detenuti per comunicare con i familiari, ordinare la droga e anche minacciare i parenti in caso di mancati pagamenti. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti. (g.let.)
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