Droga infilata nei materassi Così sfuggivano ai controlli

20 Aprile 2019

Le intercettazioni sul maxi traffico di cocaina e marijuana svelano i trucchi usati dagli indagati per trasportare i carichi da Milano destinati alla movida

CHIETI. Nascosta dentro i materassi: così la droga viaggiava da Milano in Abruzzo. Lo svelano le intercettazioni e i sequestri dell’operazione Rubino, l’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale dell’Aquila e condotta dalla squadra mobile teatina su un maxi traffico di cocaina e marijuana gestito da due gruppi criminali, capeggiati dalla coppia di fratelli albanesi Beharaj e Shametaj, che avevano in mano lo spaccio nelle province di Chieti, Pescara e Teramo.
Ma dall’elenco dei 74 indagati spiccano anche alcuni personaggi abruzzesi. Come Alessio Martella, 25 anni, di Atri. Accusato di essere dedito alla compravendita di stupefacenti, per gli investigatori disponeva di una vasta clientela e di un elevato numero di fornitori sia albanesi che italiani. La polizia sottolinea come, verso maggio del 2017, con l’intermediazione di un altro indagato – il pinetese Claudio Stella, 55 anni – Martella riesca ad agganciare un «canale di approvvigionamento» che porta a Milano. Il 25enne, dunque, avvia contatti con il gruppo lombardo guidato da Alessandro Domenico Piccolo (46 anni), a sua volta affiancato dal gregario Angelo Trovato (27): dopo una “missione” a Milano, trova l’accordo per fare arrivare sulla costa abruzzese partite di droga in vista della stagione estiva. Un primo carico, secondo gli inquirenti, viene consegnato il 6 giugno. Nove giorni dopo, in occasione di un secondo viaggio in Abruzzo, 4 corrieri alle dipendenze di Piccolo e Trovato vengono fermati dalla polizia a Roseto, poco prima della consegna: sono in possesso di 3 chili di marijuana e 500 grammi di hashish. A distanza di qualche ora, a Milano, scatta una perquisizione anche nell’abitazione di Trovato, in zona Opera, dove sono custoditi ben 300 chili di droga, tra marijuana e hashish. Il 27 giugno è un’altra data fondamentale, perché finisce in manette anche Piccolo, il “capo” del gruppo del nord: dal suo garage di Milano spuntano 30 chili di stupefacenti tra marijuana e hashish. La polizia trova anche alcuni materassi «modificati» e svuotati all’interno: è questo il trucco per nascondere grossi quantitativi di droga e trasportarli senza dare nell’occhio. Ed è la conferma che gli investigatori cercavano dopo che, qualche giorno prima, era stato un indagato – Claudio Stella – a parlare di «materassi» in un colloquio telefonico intercettato. In un’altra chiamata, lo stesso Stella promette alla compagna: «Ti faccio venire il pollice verde». È evidente, per la squadra mobile, il riferimento a una consegna di marijuana. Nel frattempo, un mese dopo l’arresto dei componenti del gruppo di Milano, Martella ne parla ancora al telefono e si rammarica per lo stop forzato di quel canale di approvvigionamento: «Da quando mi è zompato quello di Milano», si sfoga, «uagliù sto rovinato. Sennò stavo bene, stavo benissimo. Non ho più una lira».