Droga sull’argine del fiume Arrestati padre e figlio

14 Settembre 2019

Scoperte tre piantagioni di marijuana con le perlustrazioni aeree lungo il Pescara Sequestrati 48 fusti alti due metri: avrebbero fruttato tra 40 e 50mila euro 

CHIETI. Tre piantagioni di marijuana sulle sponde del fiume Pescara. Le hanno scoperte, tra Selvaiezzi e Sambuceto, i carabinieri del Nucleo investigativo di Chieti: padre e figlio, Andrea e Gabriele Picciano, di 59 e 34 anni, sono stati arrestati per concorso in illecita coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Gli uomini del maggiore Marcello D’Alesio hanno sequestrato 48 piante, alte mediamente due metri, per un peso complessivo di circa 220 chili: avrebbero fruttato, stando a una prima stima, tra 40 e 50mila euro. Da ieri pomeriggio, dopo due notti trascorse in carcere, Andrea si trova ai domiciliari nella sua casa di Pescara e Gabriele all’obbligo di dimora. Il blitz di tre giorni fa potrebbe essere solo il primo passo di un’inchiesta che punta a ricostruire l’intera catena dello spaccio. I carabinieri non escludono, ma attualmente si tratta solo di un’ipotesi, che gli arrestati facciano parte di un’organizzazione ben più ampia che non lascia niente al caso.
L’indagine è scatta qualche settimana fa. I militari del nucleo elicotteri di Pescara, nel corso di un servizio di perlustrazione aerea con un AB 412, notano qualcosa di strano in una zona impervia lungo l’argine del fiume Pescara, all’altezza di Sambuceto: alcune piante, come ricostruiscono gli investigatori, hanno «un colore particolarmente acceso» e si distinguono dalla vegetazione circostante. A questo punto scatta la segnalazione all’Arma di Chieti, guidata dal colonnello Florimondo Forleo. I carabinieri raggiungono a fatica l’area che, tra l’altro, è di proprietà del demanio: bisogna passare tra i rovi per arrivare nel punto in cui crescono, rigogliose, 17 piante di marijuana. Con la collaborazione del gruppo forestale di Pescara, gli investigatori piazzano le fototrappola che, a distanza di giorni, immortalano padre e figlio all’interno del campo. La svolta c’è mercoledì pomeriggio: dopo infiniti appostamenti, andati avanti anche per 9 ore consecutive, Andrea e Gabriele Picciano vengono beccati in flagranza, mentre stanno innaffiando le piante. Ormai in trappola, non possono fare altro che arrendersi. Padre e figlio avevano pensato a ogni dettaglio, allestendo un vero e proprio sistema di irrigazione. Sul posto viene trovato tutto l’occorrente per la coltivazione: secchi, concimi e taglierini sparsi ovunque. Andrea spiega agli investigatori che le piante presentano evidenti intagli per consentire l’eliminazione delle tossine presenti nell’acqua del fiume. È sempre l’uomo, sollecitato dai carabinieri, ad ammettere che ha allestito un secondo campo di marijuana in zona Selvaiezzi, non lontano dall’impianto di depurazione del Consorzio di bonifica. Qui ci sono altre 18 piante, più o meno della stessa altezza di quelle trovate a San Giovanni Teatino. Dai primi accertamenti del Laboratorio analisi sostanze stupefacenti (Lass) del comando provinciale emerge che la droga ha un principio attivo piuttosto elevato.
Nella tarda mattinata di ieri, è spuntata una terza coltivazione di marijuana, sempre in località Salvaiezzi, vicino a un laghetto, composta da 13 piante. Ma la convinzione degli investigatori è che, lungo gli argini del fiume Pescara, ci siano altre piantagioni di droga. D’altronde, non è la prima volta che i carabinieri fanno scoperte simili: due anni fa il nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Chieti aveva sequestrato vicino al fiume, sempre a Sambuceto, 44 piantine di marijuana.
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