Due ali di folla per il Cristo morto E i tappeti anti-cera funzionano

Emozione in città per il ritorno della processione del Venerdì santo organizzata dall’Arciconfraternita L’assessore Paolucci: le due strisce di moquette hanno evitato guai alle mattonelle in gres del Corso
LANCIANO. Una processione insolita quella dell’effigie del Cristo morto, organizzata dall’Arciconfraternita morte e orazione di San Filippo Neri, che caratterizza in città il venerdì santo da oltre 4 secoli. Insolita perché è tornata ad emozionare e far riflettere dopo due anni di stop dovuto al Covid. Insolita perché è sfilata lungo corso Trento e Trieste su due tappeti di moquette acquistate e posate ieri pomeriggio dai dipendenti EcoLan per evitare che il delicato pavimento “presentoso” in gres si sporcasse con la cera delle fiaccole, difficilissima e costosissima da pulire. Una “sorpresa” per molti cittadini. È rimasto invece intatto quel legame che questa processione, quella degli Incappucciati e i riti plurisecolari della Settimana santa che mescolano religiosità popolare, fede e tradizione, hanno con la città.
LA PROCESSIONEAlle 19 in migliaia si sono radunati al passaggio del Cireneo scalzo e della statua del Cristo morto della processione del venerdì santo tra i vicoli del centro storico e il cuore della città. Una folla che è tornata a vivere questa tradizione antica dopo due anni di fermo causa Covid. Una processione particolare perché vede tutta l’Arciconfraternita sfilare, confratelli e consorelle dal vestito nero e i medaglioni dorati, e anche i bambini. Ad aprire infatti la processione è la Pannarola, il vessillo tenuto dai piccoli che si stringono ad esso simboleggiando la forza motrice che fa andare avanti gli uomini attraverso il Vangelo. Seguono i simboli della Passione di Gesù, portati in spalla dagli adolescenti. I segni della croce decisi o accennati e le preghiere più intense sottolineano il passaggio del Cireneo scalzo, il confratello incappucciato che trascina in spalla la croce in legno, che simboleggia quella portata da Gesù con l'aiuto di Simone di Cirene fino al Calvario. Il Cireneo è scelto dal priore Raffaele Sabella tra i confratelli che si sono distinti durante l'anno nelle attività della confraternita ed è ritenuto meritevole di portare quella croce secolare che rappresenta un po' le croci che ognuno di noi incontra nella vita, che è simbolo di penitenza, sofferenza ma anche speranza e rinascita. Poi c’è la statua del Cristo morto, la scultura lignea che leggenda vuole essere stata scolpita nel 1798 da una clarissa dell’antico convento di Santa Chiara, impazzita al termine dell’opera. A chiudere le statue della Madonna Addolorata, di Maria di Magdala e Maria di Cleofa seguite dalle consorelle, dalle preghiere e dai miserere di Masciangelo, Bellini e Ravazzoni che sono legati a queste processioni illuminate dalle fiaccole.
I TAPPETIFiaccole rimaste accese anche sul Corso dove la processione è sfilata per la prima volta su due tappeti. Due strisce di moquette grigia lunghe 370 metri e larghe 90 centimetri poste su corso Trento e Trieste dall'incrocio con via De Crecchio fino a quello della Salita delle Poste. Ieri dalle 17 due squadre EcoLan hanno lavorato per fissare i due tappeti tra gli sguardi sorpresi dei passanti. Cartelli “Attenzione non calpestare” sono spuntati mentre srotolavano la moquette. «É un esperimento», spiega l’assessore Tonia Paolucci, «che ci ha suggerito la EcoLan e vediamo se sarà utile per evitare altri danni a questo pavimento così fragile (ci sono diverse fughe saltate e mattonelle che si muovono, ndc). Può essere il rimedio in queste occasioni perché è impercettibile la differenza grazie ad EcoLan che ha trovato un grigio molto vicino alla pavimentazione. Poi ora è l’unico modo per non avere anche problemi per la pulizia come accaduto 2 anni fa». Nel 2019 la cera colata dalle torce, che pure erano state spente, era stata tolta con fatica e con una spesa extra del Comune. Ieri c'erano i tappeti, costati circa 3mila euro, a raccogliere la cera di fiaccole rimaste accese.
LA CORSA DEI SANTIMa i riti frentani riprendono a Pasqua con la Corsa dei santi. Attorno alle 12.15 dopo la messa celebrata in cattedrale dal vescovo Emidio Cipollone, si rievoca l’incontro tra Gesù risorto e Giovanni con quest’ultimo che, di corsa, va a dare la bella notizia alla Vergine Maria che perde il suo manto nero, segno di lutto. Le tre statue lignee del Salvatore, della Madonna e di San Giovanni, sono portate in spalla dai confratelli delle congreghe del Purgatorio, Sant’Agostino e Santa Maria Maggiore e restano fino a martedì nella cattedrale quando poi alle 12, ci sarà la cerimonia del “saluto dei santi” al Salvatore e il ritorno nelle rispettive chiese.

