Due giudici e tre ausiliari per rilanciare il tribunale

Da Pescara e Chieti tornano i togati Marino e Sacco per evitare il blocco delle attività Vassalli (Ordine avvocati): «Questo presidio lavora bene, perché non potenziarlo?»
LANCIANO. Tre ausiliari di nuova nomina e due giudici in applicazione da Pescara e da Chieti per aiutare i colleghi del penale. Prova a respirare il tribunale di Lanciano in sofferenza da anni per la carenza di personale e che rischia, per queste carenze, di chiudere prima di settembre 2022, quando scadrà la proroga concessa ai tribunali minori abruzzesi di restare in attività. Alla sofferenza negli uffici della Procura, del gip-gup, del fallimento, si aggiunge quella dei magistrati togati da fine dicembre scorso, cioè dalla partenza del giudice Andrea Belli che, dopo 6 anni e mezzo, ha lasciato il tribunale di Lanciano per quello di Macerata. Un addio che ha messo in difficoltà soprattutto il settore penale. Ci sono infatti solo 5 giudici sugli 8 necessari, che devono dividersi penale, civile e lavoro. In realtà per il penale, a causa delle incompatibilità in particolare dei giudici Giovanni Nappi e Massimo Canosa, di magistrati ce ne sono solo due: si rischiava il blocco dell’attività.
«Per evitare il blocco arrivano due giudici in applicazione da Pescara e Chieti», dice con un sospiro di sollievo Silvana Vassalli, presidente dell’Ordine degli avvocati, «ossia Francesco Marino e Maurizio Sacco che conoscono già Lanciano avendoci lavorato. Saranno in servizio da febbraio a giugno e faranno udienze del monocratico. Non possono fare il collegio e qui si rischia tanto per la difficoltà nel comporre la corte. Vedremo».
Il respiro quindi torna a farsi affannoso. E ci resta anche guardando all’arrivo di tre ausiliari. «Sono necessari, ma sono freschi di nomina», riprende Vassalli, «la loro attività è limitata perché non ci sono i funzionari che li devono formare. Non abbiamo dirigenti, cancellieri e infatti per questa carenza è bloccato il settore esecuzioni e fallimenti. Finché non arriva il cancelliere tutte le attività, procedimenti, istanze, liquidazioni restano bloccati e parliamo di due settori, esecuzioni e fallimenti, e di un tribunale che ha competenza sulla zona industriale e commerciale più grande d’Abruzzo e del centro sud Italia».
Ma, nonostante le penalizzazioni, il tribunale continua a lavorare. «Da maggio qui l’attività è ripresa con buon ritmo», fa notare Vassalli, «a differenza di molti altri presìdi e lo dimostrano i dati. Ad esempio il giudice Belli nel 2020 ha emesso circa 500 sentenze di monocratico, come il 2019. Perché allora non riaprire le piante organiche qui? Stiamo pagando lo scotto dell’efficienza dimostrata da maggio a novembre? Poi doveva arrivare un dirigente della Corte per verificare la situazione negli uffici amministrativi, capire le effettive condizioni di lavoro a Lanciano; non c’è traccia. Vista la situazione ho il dubbio che qualcuno non voglia che il tribunale di Lanciano funzioni».
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