Due medici per mille pazienti

Altri tagli alla Nefrologia: a rischio le visite ambulatoriali. L’Ared: D’Alfonso sblocchi le assunzioni
LANCIANO. Due medici per circa 40 emodializzati, dieci peritoneali, 28 trapiantati, una 50ina di pazienti in pre-dialisi e ben 900 pazienti ambulatoriali. Due anzichè i sei necessari per assicurare un servizio delicato a un migliaio di pazienti. La Nefrologia dell’ospedale è in ginocchio. E questo nonostante da mesi si rinnovano le richieste di intervento ad Asl e Regione, per avere medici e infermieri in reparto. Una situazione difficilissima soprattutto per i due medici, costretti ad assicurare le dialisi, le visite nei reparti, le consulenze al pronto soccorso oltre che le visite ambulatoriali. Medici che oltre ai turni massacranti fanno anche le reperibilità quasi tutti i giorni: appena rientrati a casa sono pronti a tornare in ospedale in caso di necessità. E questo per senso del dovere e abnegazione verso pazienti fragili. Ma a tutto c’è un limite.
Anche perché la situazione è andata peggiorando nel tempo. Lo hanno notato i pazienti che si sono chiesti come mai, a luglio, da cinque i medici erano rimasti in tre. Già allora erano in difficoltà ma non si è posto rimedio. Ora sono addirittura in due e questo potrebbe portare a una decisione difficile, che andrebbe a discapito dei pazienti: sospendere le visite ambulatoriali programmate. Ma senza altri medici non ci sono alternative. Le richieste di nuovi nefrologi, finora, sono cadute nel vuoto. Un concorso è stato pure fatto, ma i dottori non sono arrivati. E non possono arrivare aiuti neanche dagli altri centri dialisi della Asl provinciale, visto che hanno tutti carenze interne. Per le assunzioni serve un nulla osta dalla Regione, dal commissario Luciano D’Alfonso.
«Da anni denunciamo le gravi carenze che ci sono in ospedale, dove mancano medici, infermieri e portantini», dice Giulio Bomba, presidente dell’Ared (l’associazione regionale emodializzati dialisi e trapianto), «per la Nefrologia la situazione è complessa. Mancano almeno 13 medici nei sette centri provinciali. Le situazioni peggiori sono a Lanciano, Vasto e Ortona. Al Renzetti si è addirittura arrivati a soli due medici anzichè gli otto necessari. Medici che si sacrificano anche fuori orario dopo aver fatto tanto in ospedale. Eppure nessuno si muove. Bisognerà arrivare a sospendere le visite ambulatoriali per prendere in mano la situazione e chiedere al commissario D’Alfonso di sbloccare le assunzioni? Come al solito ci rimettono i pazienti». La soluzione, infatti, è tagliare alcune prestazioni, come visite ambulatoriali o consulenze nei reparti, visto che i malati in carico non possono di certo essere abbandonati.
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