Due milioni per il rischio frane: partono i primi interventi in città

Affidati gli incarchi a cinque professionisti fra ingegneri, architetti, geologi, geometri e archeologi I lavori di messa in sicurezza nelle zone del viadotto Gran Sasso, di via Arenazze e Santa Maria
CHIETI. Il Comune di Chieti ha affidato a cinque professionisti, fra ingegneri, architetti, geologi, geometri e archeologi, gli incarichi per la realizzazione dei primi interventi, per un importo di due milioni di euro, di messa in sicurezza delle aree colpite dal dissesto idrogeologico nella zona del viadotto Gran Sasso, di via Arenazze e Santa Maria. Responsabile unico del procedimento è l’ingegnere Tommaso Colella del Comune, che fra le varie attività del settore si occupa principalmente di prevenzione e interventi sul dissesto idrogeologico.
Si procederà innanzitutto con la realizzazione di percorsi in sicurezza per i pedoni, a tal fine sarà interdetto il marciapiede di via Gran Sasso in corrispondenza della spalla ovest del viadotto a tutela del dissesto dell'adiacente muro di cinta; sarà interdetta anche l’area di viale Gran Sasso a ridosso del versante del Fosso di Santa Chiara. E si procederà al ripristino della pavimentazione dissestata lungo la spalla ovest del viadotto e all'installazione dei primi strumenti di monitoraggio dell'area. «Si tratta di interventi attesi e importanti perché avviano un cammino di messa in sicurezza, controllo e monitoraggio a cui la nostra amministrazione tiene molto e che considera una delle maggiori priorità della città», dicono il sindaco Diego Ferrara e l’assessore ai lavori pubblici Stefano Rispoli. «Non esiste al momento un allarme imminente, ma la zona è da tempo interessata da cedimenti del suolo in vari punti, su cui è indispensabile intervenire, tant’è che vi sono condomini già svuotati e altri in via di sgombero proprio per tali motivi. Negli ultimi mesi abbiamo inoltre avviato un’importante sinergia oltre che con l’Agenzia di Protezione civile regionale, a cui abbiamo chiesto di poter vedere riconosciuto lo stato di emergenza per le aree cittadine già interessate dal fenomeno, anche con la facoltà di geologia dell’università d’Annunzio e, in particolare, con il professor Nicola Sciarra, grazie a cui stiamo monitorando l’area, in cui risiede una popolazione di circa 2.000 persone e dove insistono edifici già sgomberati o evacuati. Per la prima volta accade a Chieti che si agisca in modo così strutturato, pensando a un'azione di intervento e di monitoraggio. Proseguiamo lungo questo percorso per avere una mappatura più approfondita e uno studio più puntuale sulle varie situazioni di rischio. Si auspica di riprendere e potenziare il progetto Chieti, che ha previsto interventi su tutto il territorio comunale. Lavorare sull’area è necessario, al contempo siamo alla ricerca di ulteriori finanziamenti per dare risposte anche alla zona di Sant’Anna, Colle Marcone e le altre». (cr.ch)

