Due ore al Cup, ma il laboratorio è chiuso

L’odissea di una paziente per un prelievo, dopo un viaggio di 55 chilometri e una mattinata persa
Costretta a una trasferta di 55 chilometri, un’utente dell’entroterra raggiunge Vasto per fare delle analisi di laboratorio. Dopo ore di attesa finalmente arriva al laboratorio di analisi, ma è chiuso. R.S. racconta a Il Centro la sua odissea. «È davvero incredibile quello che accade in questi ultimi tempi. Oggi (ieri, per chi legge, ndc) ho raggiunto il Cup, centro di prenotazione dell’ospedale San Pio dopo un viaggio di 55 chilometri dall’entroterra. Avevo, ed ho bisogno di fare delle analisi. Arrivata al Cup ho trovato la sala affollatissima, ed erano solo 8.30. Ho preso il numero di prenotazione e atteso pazientemente il mio turno. Gli sportelli aperti erano solo due. L’attesa è stata quindi piuttosto lunga e faticosa. Alle 10.10 dopo due ore di attesa sono riuscita a ritirare le impegnative timbrate. Ho raggiunto in fretta il laboratorio di analisi ed ho trovato tutto chiuso. Ero arrivata fuori tempo massimo. Mi è stato detto che dovrò tornare a Vasto un altro giorno infrasettimanale. A questo punto sarò costretta a prendermi un giorno di ferie perché il mio unico giorno libero dal lavoro è il sabato. Ora io chiedo», afferma la donna, «è possibile che accada tutto questo in un Paese civile? Possibile che i politici del Vastese non facciano nulla, né si rendano conto dei disagi patiti da un malato. Dove sono i politici del Vastese? Noi dell’entroterra abbiamo accettato con non poche sofferenze i tagli alle strutture dell’interno. Ci era stato assicurato che Vasto avrebbe comunque sopperito al meglio. Questo sarebbe il meglio»? chiede l’utente. E ancora. «Perché pur spostandoci a Vasto, con mille disagi, siamo costretti a sopportare situazioni simili? Perché la Asl ha tolto i suoi dipendenti dal Cup mettendoli a far nulla nella stanze dell’ospedale, ed esternalizzando i servizi ad altre strutture? Se il risultato è questo non ci sono parole. Quello che accade si commenta da solo. Sarebbe bene ricordare che un malato avrebbe bisogno di aiuto e non di ulteriori disagi. È assurdo, e non c’è giustificazione alcuna in quello che è accaduto a me e anche a molti altri». Per la paziente la sua disavventura ha un solo colpevole. «È questa classe dirigente menefreghista e per nulla sensibile. Non andrò più a votare. Non serve», conclude amaramente la donna.(p.c.)
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