Due studenti ambasciatori della memoria

Nicolò e Lorenzo ad Arnhem con l’esperto Di Cintio primi in italia a partecipare al ricordo dei Caduti
CASOLI. Possono vantarsi di essere statti i primi studenti italiani a partecipare allo Youcee (YOUth Conference commEmoration across bordErs), ad Arnhem, nel Paesi Bassi, insieme ad altri 200 ragazzi provenienti dalle scuole superiori di tutta Europa. Nicolò Renzo Di Lallo e Lorenzo Scutti, delle classi quinte del liceo scientifico Algeri Marino di Casoli, accompagnati da Francesco Di Cintio, ideatore del progetto History & Geo Tours della Satam Viaggi di Chieti e battlefield guide, hanno vinto la borsa di studio con un progetto di alternanza scuola-lavoro incentrato sul turismo della memoria “Da alleati a nemici”, dello stesso Di Cintio, coordinato dalla dirigente scolastica Costanza Cavaliere e dall’insegnante Marina Mastrangelo e supervisionato da Antonello de Berardinis, direttore dell’Archivio di Stato di Chieti. L’attività ha visto l’apporto di esperti esterni quali la geologa Adele Garzarella e l’ex ufficiale del The Gordon Highlanders, Robert Deere.
I VOLONTARI DI CIVITELLA. L’argomento del progetto, che verteva sulla cooperazione tra i paracadutisti britannici della 2ª Brigata indipendente paracadutisti e il gruppo dei volontari di Civitella Messer Raimondo nel dicembre 1943, ha permesso agli studenti di Casoli di partecipare al più importante progetto a livello europeo rivolto alle giovani generazioni: la memoria storica del Secondo conflitto mondiale, iniziativa che si tiene durante le commemorazioni dell’Operazione Market Garden. Infatti nei Paesi Bassi il 2018 è lo Year of the Resistance (Anno della Resistenza) e il tema delle commemorazioni dell’Operazione Market Garden verte proprio sul rapporto di stretta collaborazione tra le forze aviotrasportate alleate e i gruppi di resistenza. Quando il 17 settembre 1944 gli Alleati lanciarono l’Operazione Market Garden, furono distaccati all’interno delle tre divisioni aviotrasportate alleate quattro Jedburgh team formati da personale dello Special operations executive e dell’Us Office of strategic services. Il “team Claude”, formato da personale d’intelligence anglo-olandese, ebbe il compito di assistere le operazioni della 1ª Divisione aviotrasportata britannica e della 1ª Brigata indipendente paracadutisti polacca incaricate di catturare come obiettivo primario il ponte stradale di Arnhem, lungo il basso Reno. Compito del “team Claude” era quello di provvedere all’attività di intelligence tramite la raccolta di informazioni attraverso la resistenza locale e supervisionare la scelta dei membri della resistenza olandese che avrebbero operato come guide per le pattuglie dei paracadutisti britannici. «Un compito analogo», spiega Francesco Di Cintio, che nel 2014 ha condotto il primo battlefield study del 4° Battaglione The Parachute Regiment, proprio sulla cooperazione tra i patrioti di Civitella Messer Raimondo e i paracadutisti britannici, «sebbene si tratti di due scenari operativi completamente diversi a quello della sezione d’intelligence della 2ª Brigata indipendente paracadutisti che già nei primi giorni del dicembre 1943, nel settore della Maiella Orientale, si trovò coinvolta in un costante e minuzioso lavoro di verifica di ogni dato fornito dalle fonti locali, oltre a procurare le guide locali ai plotoni del 4° Battaglione paracadutisti».
CUSTODI DEL PAESAGGIO. «Quando Francesco, due anni fa, ci ha introdotto il concetto di remembrance tourism», spiega Nicolò Renzo Di Lallo, «ha specificato come un campo di battaglia sia in realtà il patrimonio storico-culturale delocalizzato delle nazioni che presero parte allo scontro, e ha preso ad esempio proprio Arnhem, dove gli olandesi sono i custodi del paesaggio di guerra relativo all’Operazione Market Garden». «Non appena siamo arrivati ad Arnhem», aggiunge Lorenzo Scutti, «siamo rimasti colpiti dalle migliaia di bandiere delle forze aviotrasportate britanniche esposte in ogni singola casa e in tutte le strade. Un’intera area urbana era pronta ad accogliere gli eredi di quei paracadutisti che 74 anni fa furono impiegati in una delle più sanguinose battaglie della guerra». «A differenza di quanto avviene ogni anno in Normandia», riprende Di Cintio, «dove si celebra la più importante operazione combinata della storia avvenuta durante il D-Day, ad Arnhem si commemora un dramma. L’Operazione Market Garden non a torto è da considerarsi come l’ultima pesante sconfitta subita dalla British Army. In quasi dieci giorni di combattimenti, dal 17 al 27 settembre 1944, la 1ª Divisione Aviotrasportata britannica dovette combattere una drammatica e sanguinosa battaglia per la sopravvivenza contro forze tedesche numericamente superiori, equipaggiate e determinate a disintegrare il nemico. Alla fine della battaglia, la divisione del maggior generale Roy Urquhart risultò aver subito il 95% delle perdite», precisa Di Cintio. «Ma è proprio il tema del sacrificio e della lotta fino all’ultimo uomo che rende Arnhem un luogo in cui poter apprendere il vero significato della memoria che si esplica attraverso la traslazione del campo di battaglia in un centro cerimoniale: cioè un terreno sacro che ha il potere di trasformare gli orrori della guerra nella trasmissione del ricordo dell’eroismo sacrificale del soldato e della popolazione civile», sottolinea Di Cintio.
L’ALFIERE UFFICIALE. «Sono rimasto profondamente colpito», riprende Nicolò, «quando una mattina mi hanno comunicato che ero stato scelto come alfiere ufficiale, in rappresentanza delle giovani generazioni d’Europa, per le commemorazioni al ponte di Arnhem. Ma non avevo idea di che cosa mi aspettasse. Sono stato invitato nella sala principale del Comune di Arnhem dove ho ricevuto i complimenti per il nostro progetto da parte del sindaco della città, dell’ambasciatore di Gran Bretagna e Regno Unito nei Paesi Bassi, e del comandante operativo degli stati maggiori riuniti delle forze armate britanniche. Ma è solo quando siamo usciti in corteo per il centro cittadino che ho capitto quanto sia importante la memoria storica per gli olandesi. La guardia d’onore ci salutava al nostro passaggio. Deporre la corona sul cippo eretto in memoria di quegli uomini, di cui la maggior parte aveva solo qualche anno in più di me, e che, nonostante la sconfitta imminente, si batterono sino alla morte per la nostra libertà, mi ha trasmesso un’emozione difficile da dimenticare».
LA DEPOSIZIONE DEI FIORI. Compito analogo è toccato a Lorenzo durante la commemorazione dei Caduti all’Arnhem -Oosterbeek war cemetery. «Di fronte a ogni lapide», racconta, «c’era uno studente con un fiore in mano. Girasoli, rose rosse, papaveri rossi, ciclamini tutti a formare un arcobaleno di colori che trasmetteva un senso di pace, serenità e soprattutto riconoscenza. Infatti fin dal 1946, ad ogni ricorrenza annuale, gli studenti, dapprima olandesi, ma ora di tutta Europa depongono un fiore su ogni lapide. Deporre la corona alla base della Croce del sacrificio, davanti agli ultimi reduci, mi ha trasmesso una profonda commozione e un senso di responsabilità verso quegli uomini».
IL RACCONTO DEI REDUCI. Contattati da un giornalista inglese, i tre “ambasciatori” italiani, hanno saputo che l’intervista da loro realizzata al geniere paracadutista Tom Hiks (1st Parachute Squadron RE) è stata la più condivisa e cliccata nel Regno Unito. Come ricorda Nicolò: «Abbiamo incontrato Tom mentre passeggiava con la sua famiglia per le vie di Arnhem. Tom, a 99 anni, è l’ultimo dei “cavalieri” di Arnhem ancora in vita che ha preso parte ai combattimenti sul ponte. Con voce rotta dalla commozione, ci ha raccontato dei suoi numerosi “fratelli d’arme” che sono morti al suo fianco». Lorenzo ancora incredulo, ricorda l’intervista a Les Fullers, 95 anni, paracadutista assegnato al 3° Battaglione paracadutisti: «Sono rimasto sorpreso da come raccontava del disperato tentativo della sua unità di ricongiungersi agli uomini del 2° Battaglione paracadutisti rimasti isolati al ponte di Arnhem. Ha persino riso quando ha raccontato di come il fuoco nemico gli ha squarciato il braccio sinistro, poi amputato. La voce si è fatta sommessa solo quando ha ricordato la morte del suo comandante, il tenente colonnello Fitch, che considerava come un padre, ucciso davanti ai suoi occhi». Ma l’incontro più emozionante è stato quello con Wilf Oldham, 98 anni, del 1st Border regiment. Nicolò e Lorenzo ricordano come Wilf, «davanti alle lapidi dei suoi migliori amici, ci abbia detto con le lacrime agli occhi di non considerarlo come un eroe, ma come un ragazzo che ha fatto solo il suo dovere. E infine ha aggiunto come la pace e la libertà, ottenute al caro prezzo di milioni di vite umane, sia ora un bene che noi giovani dobbiamo custodire “because the war is not the solution».
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