Due vittime della guerra ricordate in città

FOSSACESIA . L’istituto omnicomprensivo “Pollidori”, in viale San Giovanni in Venere, ha ospitato una toccante cerimonia che ha previsto la posa di una “piastrella della memoria” nei pressi della...
FOSSACESIA . L’istituto omnicomprensivo “Pollidori”, in viale San Giovanni in Venere, ha ospitato una toccante cerimonia che ha previsto la posa di una “piastrella della memoria” nei pressi della scuola, per ricordare due cittadini internati e deceduti durante la Seconda guerra mondiale nei campi di concentramento nazisti.
Si tratta dei giovani militari Nicola Arrizza e Antonio Campitelli (attualmente riposano nel cimitero militare italiano d’onore di Amburgo), che rifiutarono di aderire alla Repubblica sociale italiana e vennero perciò torturati fino alla morte dai tedeschi appartenenti al 3° Reich, alimentato dalla incontrollata follia di Hitler. La manifestazione, promossa dal giornale “La Voce di Fossacesia” - diretto da Nino Marrone - per celebrare i suoi 70° anni di attività, è stata organizzata in collaborazione con il Comune amministrato dal sindaco Enrico Di Giuseppantonio, e ha visto la partecipazione di alcuni alunni dell’istituto (sotto la guida del vicepreside Giuseppe Scarinci e di altri docenti) e del presidente Mario D’Alessandro e alcuni componenti dell’Associazione nazionale Vittime civili di guerra – sezione di Chieti. Presenti, inoltre, le associazioni d’Arma e combattentistiche (alpini) e Protezione civile, oltre ad una rappresentanza della polizia locale.
Lo storico Mario Salvitti, per l’occasione, ha illustrato agli studenti il significato dell’importante cerimonia. Dopo l’8 settembre 1943, le truppe tedesche, nell’ambito dell’operazione “Alarico” d’invasione dell’Italia, disarmarono i militari italiani all’interno delle caserme, approfittando della situazione di caos che si era venuta a creare nella penisola con l’annuncio dell’armistizio con gli angloamericani. Molti appartenenti al nostro esercito vennero immediatamente arrestati, fatti salire su dei convogli bestiame piombati e frettolosamente spediti nei campi d’internamento dislocati nell’Europa centrale. Coloro che dissero no alle lusinghe di aderire alla Rsi pagarono con la vita il loro rifiuto. «Ricordare è un dovere», ha affermato il sindaco Di Giuseppantonio, «soprattutto lo è per le giovani generazioni, per far capire loro quanto sia stata lunga e tragica la strada per la conquista della libertà e della democrazia nel nostro Paese».
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