Duemila ragazzi gridano: «Svegliamo le coscienze»

26 Novembre 2014

Sono gli studenti del Gonzaga e del Galiani-de Sterlich In magliette bianche e scarpe rosse emblemi dell’evento

CHIETI. In duemila sono scesi in piazza per dire no alla violenza contro le donne. Lo hanno urlato nei loro cori, lo hanno scritto sugli striscioni, lo hanno simboleggiato indossando magliette bianche con scarpe rosse, emblema dell’evento, lo hanno cantato insieme alla bella e brava Giulia Di Febo, lo hanno detto a parole proprie, ricordando la storia di tante donne ammazzate e leggendo i versi di toccanti poesie. Sono i ragazzi dell’istituto superiore “Galiani – De Sterlich” e quelli dell’istituto “Gonzaga” che ieri mattina dalla villa comunale sono arrivati in corteo a piazza Vico dove hanno riflettuto insieme sul femminicidio e la violenza contro le donne. Con loro ci dovevano essere gli alunni di tutte le scuole superiori teatine, che però non hanno fatto in tempo a preparare permessi e autorizzazioni. L’idea di una mega marcia contro la violenza perpetrata sulle donne è arrivata dal “Galiani – De Sterlich”. La prima a proporla ai ragazzi è stata la dirigente, Candida Stigliani. L’organizzazione dell’evento, però, non è stata calata dall’alto. «Una volta che la preside ha dato il «la», sono stati gli studenti a lavorare con laboratori, assemblee d’istituto, ricerche su internet e lezioni ad hoc su questi temi», ha detto la professoressa Gabriella Micomonaco. «Credo sia stato un momento di condivisione per tutta la scuola», ha testimoniato Stefania Caporale, un’altra docente. «I ragazzi hanno sentito molto vicino a loro questo tema ed è anche questo il motivo del successo dell’evento», ha aggiunto la professoressa Roberta Dell’Elice. «Su certi temi, soprattutto quando abbiamo parlato di femminicidio, ho potuto notare un grande disorientamento da parte degli studenti. E perciò abbiamo dovuto ricominciare dalle basi», ha testimoniato il professor Mauro Pettinelli. «I ragazzi si sono cimentati nell’esercizio di scrivere qualcosa da dire nel corso della manifestazione e hanno riscoperto in questo modo anche il valore della scrittura come mezzo per dare voce all’anima», ha aggiunto la docente Manuela Di Meo. A leggere in piazza i pensieri e le riflessioni scritte dagli studenti, partendo da brutali fatti di cronaca, sono stati Serena Toracchio, Alessia di Carlo, Sefora Pelaccia, Vanessa Di Renzo, Martina Biancone, Serena Di Pietro, Federica Milano, Giorgia De Luca, Alessia Falasca, Cristian Perillo, Ilaria D’Arcangelo, Annalisa Lombardi, Awa Sambe e Jessica De Donno. Le loro testimonianze sono state così toccanti da far rimanere senza parole anche un professore come il consigliere comunale Gabriele Salvatore che generalmente nei dibattiti consiliari si fa fatica a far tacere. Tra i momenti più belli dell’evento ci sono i due intermezzi musicali. Il primo affidato alla splendida voce di Giulia Di Febo, che da quattro anni frequenta l’accademia di Piero Mazzocchetti e per l’occasione ha cantato “Quello che le donne non dicono” di Fiorella Mannoia e “Non mi ami” di Giorgia. Il secondo affidato alla bravura e all’inventiva del diciottenne rappresentante d’istituto, Manuel Florencio, che arriva da Santo Domingo ma da quattro anni vive a Lanciano. Il rap a tema se l’è scritto tutto da solo e ha sortito grandissimo successo.

«Il messaggio che ho voluto lanciare», ha detto, «è che è ora di svegliare le coscienze, perché viviamo nell’epoca del menefreghismo anche nei confronti delle donne, da cui tutti arriviamo». Così dicendo ha citato uno degli striscioni più rappresentativi dell’evento che scrive testualmente: “Come fai a rovinare la vita a una donna se è grazie a lei che sei al mondo?”. Una cinquantina, invece, erano i piccoli cartelli rossi affidati a singoli studenti sui quali era riportato un nome, un numero e una località. Il nome era quello di una donna uccisa. Il numero quello dell’età in cui la sua vita era stata spezzata. La località era quella dove c’è stata la morte violenta. «Dietro ogni nome abbiamo imparato che c’è sempre una storia molto più complicata di quello che appare da un semplice servizio in tv», ha detto Kevin Proietto, uno degli studenti con il cartello rosso. Sul suo c’era il nome di Florentina Boaro, accoltellata a 19 anni dal fidanzato. «Queste ricerche ci hanno insegnato anche che è facile giudicare gli altri, molto più difficile giudicare noi stessi e la nostra cultura», ha aggiunto Francesco Marrone, un altro studente col cartello rosso.

Arianna Iannotti

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