E 25 medici di Atessa scrivono a Paolucci: «L’ospedale lavora»

8 Novembre 2014

ATESSA. Com’è stato possibile che un ospedale fino a pochi anni fa fiore all’occhiello della sanità provinciale oggi “non darebbe risposte adeguate ai cittadini”? Sono veritieri i dati forniti...

ATESSA. Com’è stato possibile che un ospedale fino a pochi anni fa fiore all’occhiello della sanità provinciale oggi “non darebbe risposte adeguate ai cittadini”? Sono veritieri i dati forniti giorni fa dall’assessorato regionale alla sanità che denunciano per il San Camillo uno stato da malato grave? Queste le domande di 25 dirigenti medici (su poco più di trenta) del nosocomio atessano che in un documento - primo firmatario è Anselmo De Lauretiis, primario di Ortopedia che ora è a Lanciano - «alla presenza di ricorrente diffusione, a mezzo stampa, di dati parziali, imprecisi, strumentali, disomogenei in un progress temporale, intendono puntualizzare», scrivono, «alcuni reports di produttività dell’ospedale di Atessa e degli altri della provincia».

Il lento declino leggendo il documento ha inizio nel 2012 con il trasferimento dei primari di Chirurgia e Ortopedia. È quello l'inizio della fine? I firmatari asseriscono che fino al 2011 Atessa manteneva la piena attività chirurgica: elezione e urgenza. I parametri erano pari a quelli di Chieti e superiori a Vasto, Lanciano e Ortona. Le tabelle fanno riferimento all’applicazione delle soglie minime di volumi di attività e di rischio esito, in base alla proposta di decreto sugli standard qualitativi trasmessa dalla conferenza Stato-regioni che prendeva in considerazione: colecistectomia laparoscopica, trattamento frattura di femore, trattamento chirurgico interventistico dell’ischemia miocardica. Relativamente alla colecistectomia laparoscopica la Chirurgia di Atessa ha eseguito nel 2011, 116 colecistectomie con degenza post operatoria inferiore a quattro giorni nel 99,1% dei casi. «Dato in assoluto migliore di tutte le strutture ospedaliere abruzzesi (secondo solo a Canistro, struttura privata che non tratta le urgenze); Lanciano 118 colecistectomie con un target dell’82%; Vasto 147, target del 95,9 %, Chieti 181, target 80% e Ortona con soli 15 interventi di colecistectomia non raggiungeva il target ministeriale minimo previsto dei 100 interventi/anno».

Per le fratture di femore ad Atessa, nel 2011 (quando l’attività chirurgica era a pieno regime), se ne eseguivano 74 a fronte di 110 di Lanciano e 98 di Vasto. Nel 2012 il primario di Chirurgia era spostato su Vasto e la chirurgia di Atessa, declassata a Uos era aggregata a Lanciano. Il primario di Ortopedia era su Lanciano residuando ad Atessa un’Uos. «Di contro la Chirurgia di Ortona, con i numeri riportati dall’Asr e in un territorio a ridosso dell’area metropolitana, era potenziata», scrivono i medici del San Camillo che precisano: «Su Atessa invece era attivato nel dicembre del 2013 il percorso aziendale per la Day e Week surgery. Questo percorso ha subito una prima revisione a settembre 2014». Nei giorni scorsi l’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci (Pd) ha detto: «Stiamo studiando i dati su Atessa e valutando il futuro del presidio». Da oggi dovrà tener conto anche delle cifre e valutazioni che i 25 dirigenti medici dello stesso ospedale hanno messo nero su bianco.

Matteo Del Nobile

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