E a San Salvo manifesto sessista di una pizzeria

6 Maggio 2018

SAN SALVO. “Ogni tre pizze…Te la do gratis!!! 1 margherita”. È il messaggio pubblicitario (nella foto) di una pizzeria sansalvese che campeggia da qualche giorno su manifesti allo scopo di attirare...

SAN SALVO. “Ogni tre pizze…Te la do gratis!!! 1 margherita”. È il messaggio pubblicitario (nella foto) di una pizzeria sansalvese che campeggia da qualche giorno su manifesti allo scopo di attirare la clientela. Sullo sfondo dello slogan una ragazza in costume. Un esempio di pubblicità sessista che porta avanti stereotipi e modelli discriminanti, relegando le donne a ruoli secondari, decorativi o iper sessualizzati. Numerose le proteste e le segnalazioni di cittadini, donne soprattutto, che si sentono offesi da questo messaggio. Felicia Zulli, coordinatrice del Centro antiviolenza Dafne, si batte per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. L'Associazione Dafne e le operatrici del Centro antiviolenza Dafne chiedono la rimozione dei manifesti e invitano i cittadini, in particolare gli esercizi pubblici e coloro che si occupano di comunicazione, a riflettere. Una trovata pubblicitaria che, secondo gli esperti, contribuisce a normalizzare la violenza sulle donne, prodotto di una società che, in termini di marketing, utilizza il corpo femminile come fattore seduttivo che induce all’acquisto destando maggiore interesse alla propria offerta. Basta citare alcuni dati sulla violenza di genere nel nostro paese. In Italia nel 2017 ben 113 donne sono state vittime di femminicidio, sono cioè state uccise in ragione del loro essere donne. L’Istat ha rilevato che il 31,5% delle donne in età compresa tra 16-70 anni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale.
«La violenza sulle donne è fondata sulla disparità di potere tra uomini e donne ed è un fenomeno sociale strutturale che ha radici culturali profonde, riconducibili a una organizzazione patriarcale della società che ancora oggi permea le pratiche e la vita quotidiana di milioni di uomini e donne in Italia», afferma Zulli. «La radice culturale che legittima la violenza sulle donne», riprende Zulli, «si fonda anche sulle rappresentazioni collettive basate su stereotipi e sessismo, che incidono nell’immaginario collettivo creando le condizioni per una giustificazione e una perpetrazione della violenza maschile sulle donne, presente ancora oggi in maniera sproporzionata nel nostro Paese», continua. «L’utilizzo di slogan e di immagini che riducono la donna a mero richiamo sessuale e oggetto del desiderio risulta irrispettoso, denigratorio, lesivo e svalutativo dell’identità e della dignità femminili», conclude Licia Zulli.
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