«E adesso se ne vada finalmente a casa»

I 14 consiglieri d’opposizione attaccano: «Città tenuta sotto scacco da una lotta nel centrodestra»
CHIETI. «E ora Di Primio se ne vada a casa». Prima di sapere che il sindaco ha già firmato le sue dimissioni, la richiesta a gran voce arriva dai consiglieri di minoranza, lievitati a 14 grazie al progressivo sfaldamento della maggioranza. Ieri c’erano tutti: Chiara Zappalorto, Alessio Di Iorio, Alessandro Marzoli e Filippo Di Giovanni per il Pd; Luigi Febo, Diego Ferrara e Anna Teresa Giammarino di “Chieti per Chieti”, Stefano Rispoli, Enrico Raimondi e Mario Troiano di “Chieti. Da capo”; Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo di M5S e Renata Sablone del Centro democratico. Bruno Di Paolo di Giustizia sociale, presente in consiglio comunale, era assente in conferenza stampa solo perché ha dovuto discutere la tesi di laurea in Management dello sport.
Le accuse partono dalla seduta consiliare appena terminata, dove, dice Febo, «il ritiro delle delibere sul bilancio, da regolamento, doveva essere messo ai voti e invece è stato deciso in maniera unilaterale». «Delibere ritirate, tra l’altro, senza neanche una motivazione», aggiunge Zappalorto. «Un’intera città tenuta sotto scacco da Forza Italia per interessi personali», continua Argenio. «Che il bilancio non si regge lo avevamo detto da tempo, ma non si capisce quali sono le contestazioni di Forza Italia», rincara la dose Di Iorio. «Siamo di fronte a un regolamento di conti interno al centrodestra», attacca Di Giovanni, «che dimostra che l’esperienza di governo del centrodestra è ormai finita. Ed è chiaro che in questa guerra tra Di Primio e Febbo a perdere è la città». «È l’ennesima brutta figura nei confronti dei cittadini che invece aspettano risposte concrete sui tanti problemi», aggiunge Ferrara. «Ci fa piacere che Forza Italia si sia accorta che Di Primio è incapace di governare», dice Raimondi, «negli anni del centrodestra al governo Chieti ha perso 10mila abitanti e l’80% delle attività hanno chiuso». «Speriamo ora che anche i cittadini possano rendersi conto dell’immobilismo in cui questa città è stata relegata dal 2005», dice Giammarino. «Forza Italia avrebbe dovuto metterci la faccia e votare no», considera Marzoli. «Finalmente si è scoperto chi sono i vigliacchi che il sindaco cercava», conclude Rispoli rimarcano il no ai tagli previsti in bilancio, dagli asili chiusi, al sociale e a Teateservizi. (a.i.) .

