E alla casa dello studente partono gli ultimi lavori

Il presidente dell’Ater: «Tra venti giorni via all’intervento da 400mila euro» Ma per l’apertura agli universitari bisognerà aspettare ancora otto mesi
CHIETI. Dopo 35 anni di attesa e un investimento di oltre 4 milioni e mezzo di euro, si avvicina l’apertura della casa dello studente, la madre delle incompiute cittadine. L’annuncio arriva da Antonio Tavani, presidente dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater), proprietaria dell’edificio che si trova tra via Arenazze e via Gran Sasso. È stato approvato ieri mattina il progetto definitivo di completamento dei lavori per l’ex sede dell’istituto autonomo delle case popolari: «Tra 20 giorni ci sarà l’aggiudicazione dell’ultimo intervento», assicura Tavani.
La nuova (si fa per dire) casa dello studente sarà una struttura all’avanguardia, pronta ad accogliere gli studenti universitari e, continua il presiedente, «le camere saranno attrezzate per i diversabili, che potranno convivere normalmente con gli altri». Le stanze, singole e doppie, saranno circa 40 e verranno arredate con bagni, tv, tende e letti. «I disabili si muoveranno in assoluta autonomia», spiega Tavani. Inoltre, in ogni piano sarà presente una cucina e spazi come palestra, biblioteche e mense per il relax degli studenti.
L’opera era iniziata nel 1987 e, già da allora, erano presenti strutture e bagni per disabili. Sarà da riattualizzare, invece, un accordo con l’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu).
«Vedremo anche il modello di gestione migliore per la città e per l’università». Quanto ai tempi, il presidente dell'Ater assicura che la struttura potrà essere consegnata alla città già l’anno prossimo. «All’incirca occorreranno dai sei agli otto mesi di lavoro», dice, «ma l’aspetto più difficile è l’impiccio amministrativo».
Bisognerà intervenire anche nel seminterrato, diventato il regno di vandali e tossici, come dimostrano le siringhe abbandonate e i muri imbrattati con vistose scritte rosse.
Nel 2018 la Regione aveva stanziato i fondi per la struttura ma, polemizza, «qualche solerte funzionario li aveva cancellati». Sono «gli impicci amministrativi», così definiti da Tavani, ad aver reso problematico l’avanzamento del progetto: «Abbiamo dovuto ricercare delle carte sugli incarichi delle imprese, alcuni tecnici che hanno seguito questa vicenda negli ultimi trent’anni sono morti, qualche impresa è anche fallita, quindi abbiamo dovuto ricostruire anche l’aspetto amministrativo».
Con il bilancio del 2021, la Regione ha destinato 400 mila euro per il completamento della struttura.
Un edificio che, afferma il direttore generale Giuseppe D’Alessandro, si avvia a essere rimosso «dall’elenco nazionale delle incompiute». La riapertura della struttura ridarà finalmente movimento alla vita universitaria anche sul colle, oltre che rappresentare «un segnale di attenzione alla città di Chieti», conclude Tavani, «per un rilancio degli investimenti in infrastrutture e servizi a favore della collettività e del sistema dei servizi regionali».
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