E alla mensa si rischiano 62 licenziamenti

27 Febbraio 2019

La ditta Ladisa prima invia le lettere, poi si fida delle rassicurazioni del sindaco e blocca la procedura 

CHIETI. La notizia dei 62 licenziamenti degli operatori del servizio mensa, ha messo subito in allarme il Comune di Chieti che nel giro di poche ore è riuscito a far rientrare la procedura di licenziamento collettivo avviata.
«Oggi per noi è un giorno di vittoria», ha detto la direttrice della mensa Maria Giovanna Flora, «i lavoratori erano tutti giustamente molto preoccupati: ora 62 famiglie possono tirare un sospiro di sollievo. Ringrazio la ditta che ha dimostrato di avere cuore e coscienza, oltre ad essere un fiore all’occhiello di questo territorio. Il servizio sarà portato avanti come da proroga, cioè fino al 30 giugno prossimo». Senza più pagamenti regolari da parte del Comune la Ladisa non ce la faceva più a portare avanti il servizio mensa e così lo scorso 22 febbraio aveva avviato una procedura di licenziamento collettivo per tutti quanti. La procedura è stata inviata ieri al Comune, che però si è dato subito da fare per evitare licenziamenti e, soprattutto, l’interruzione del servizio mensa per i 26 plessi scolastici teatini che assicura il pranzo a oltre 1.800 persone, tra insegnanti e allievi.
La ditta di Bari, che a livello nazionale dà lavoro a 3.257 persone, aveva detto di voler cessare il servizio il prossimo 15 marzo. A luglio 2015 la Ladisa si era aggiudicata l’appalto comunale e aveva riassunto tutti i lavoratori che si occupavano del servizio con il precedente gestore. Il contratto di gestione scade proprio domani. In vista della scadenza, il 14 febbraio scorso il Comune, dopo che da settembre non aveva più pagato il canone mensile, ha inviato una richiesta di proroga fino al 30 giugno prossimo. Nello stesso giorno la Ladisa ha risposto comunicando che non avrebbe potuto assicurare il servizio oltre il 15 marzo «in assenza di ulteriori risorse. Pertanto», ha scritto la ditta nella comunicazione arrivata ieri in Comune, «qualora codesta amministrazione provveda alla liquidazione delle rimesse relative ai mesi di settembre, ottobre e novembre 2018, il servizio potrà essere garantito fino al 30 maggio». La Ladisa ha anche spiegato al Comune che a causa dei mancati pagamenti ha subito «un notevole squilibrio finanziario», perché il servizio era stato comunque regolarmente svolto. Per questo aveva avviato il licenziamento collettivo. Ma non appena ricevuta ieri mattina la comunicazione, si è messa subito in moto la macchina comunale. Il segretario generale Celestina Labbadia, forte del via libera alla richiesta di 5 milioni per pagare i debiti, è riuscita a far ritirare la procedura. La notizia è stata data dal sindaco Umberto Di Primio su Facebook e confermata dalla direttrice della mensa.
«Sono molto contento che la Ladisa abbia provveduto a pagare lo stipendio ai propri dipendenti», ha detto Di Primio. «Grazie all’azione di diplomazia che il segretario generale ha fatto, abbiamo anche saputo che la ditta, apprezzando quanto il Comune sta facendo, ha ritirato i licenziamenti che aveva avviato. Come ricordato ieri in consiglio, alla Ladisa abbiamo pagato nel 2018 oltre un milione di euro e l’ultimo versamento di 80mila euro è stato fatto a dicembre 2018. Da parte nostra faremo tutto per rispettare gli impegni presi per rientrare del residuo debito. Spero che la Ladisa», ha concluso il sindaco, «voglia accettare di continuare a erogare in regime di prorogatio i pasti fino al termine dell’anno scolastico». E su questo punto la direttrice ha già confermato che la proroga verrà accettata sino alla fine dell’anno scolastico. (a.i.)