E Bernardone rimane in carcere

3 Febbraio 2022

Il 74enne che ha gettato la moglie dal ponte, l’avvocato: è pentito

CASALBORDINO. «Non volevo ucciderla». Angelo Bernardone, 74 anni, da due settimane rinchiuso nel carcere di Teramo con l’accusa di omicidio, assicura di non aver mai desiderato la morte della moglie 72enne e malata di Alzheimer, Maria Rita Conese. Eppure è stato lui, il 26 dicembre scorso, a gettarla giù dal ponte sull’Osento. «Non pensavo che il ponte fosse così alto», ha rivelato Bernardone al suo legale, l’avvocato Vincenzo Cocchino. Le indagini sull’omicidio, affidate in un primo momento al sostituto procuratore Michele Pecoraro, con la partenza di quest’ultimo per Como, sono arrivate al procuratore capo di Vasto, Giampiero Di Florio. Dal punto di vista investigativo non c’è tanto da scoprire: Bernardone ha raccontato la sua verità, prima ai carabinieri e poi al gip. Avrebbe agito in preda all’esasperazione per la malattia della moglie. I figli, ai quali ha chiesto perdono, sono andati a trovarlo a Teramo. «Il mio cliente tiene molto ai figli», dice l’avvocato Cocchino, «è contento del riavvicinamento. Sa di aver procurato loro un dolore ed è pentito». Durante i colloqui in carcere Bernardone ha avuto modo di raccontare che cosa il 26 dicembre l’ha esasperato al punto da spingere la moglie verso il baratro. Tutta Casalbordino è vicina ai figli del 74enne e molti sono ancora increduli per l’accaduto.
Fino ad oggi l’avvocato Cocchino non ha ancora depositato una richiesta di perizia psichiatrica sul suo cliente. Al momento, il legale ha acquisito tutta la documentazione sanitaria che racconta le condizioni di Maria Rita Conese a causa del rapido avanzare dell’Alzheimer. Nel fascicolo difensivo sono finite anche l’analisi dei farmaci che la donna assumeva e la ricostruzione del modo in cui si relazionasse con i familiari nelle ultime settimane. (p.c.)