E Bonetta entra in giunta e diventa assessore in Sicilia

8 Gennaio 2015

CHIETI. Da oggi chiamatelo assessore Bonetta. Dagli austeri scranni dell’Università, Gaetano Bonetta ha fatto il grande salto che, ieri alle 18, lo ha catapultato nella politica facendolo diventare...

CHIETI. Da oggi chiamatelo assessore Bonetta. Dagli austeri scranni dell’Università, Gaetano Bonetta ha fatto il grande salto che, ieri alle 18, lo ha catapultato nella politica facendolo diventare assessore all’istruzione, cultura e formazione in Sicilia. Per la precisione a Vittoria, 62 mila abitanti in provincia di Ragusa. Dove a novembre, il sindaco Giuseppe Nicosia (Pd purosangue) per bloccare le polemiche in seno alla maggioranza, dopo un incarico professionale al figlio dell’assessore ai Lavori Pubblici Angelo Dezio, ha deciso di azzerare la giunta, quindi le deleghe, oltre che i vertici delle municipalizzate per avviare una nuova fase amministrativa ad un anno e mezzo dalla fine della legislatura. E tra i nuovi assessori è spuntato Bonetta che così torna nel paese delle sue radici, anche se si dividerà tra l’impegno di professore a Chieti e quello d’amministratore comunale in Sicilia.

Bonetta, ordinario di pedagogia generale e sociale, è stato rieletto a ottobre direttore del Dipartimento di Scienze Filosofiche, Pedagogiche ed Economico-quantitative per il triennio 2014/2015-2016/2017. Era Direttore uscente del Dipartimento. E la sua rielezione è avvenuta al termine dei lavori del Consiglio di dipartimento riunitosi a Chieti giovedì 16 ottobre 2014.

Appena cinque mesi prima, però, aveva tentato l’esperienza politica candidandosi, senza successo, alle regionali nella civica d’appoggio a Luciano D’Alfonso. Ma alla vigilia del voto gli era arrivato un avviso di garanzia per i cosiddetti “esami facili” all’Ateneo. Bonetta allora disse di aver fiducia nella procura di Chieti. Ma, soprattutto, negò che la firma al centro dell’inchiesta fosse sua.

Difeso dall’avvocato Augusto La Morgia, il direttore di dipartimento si era sottoposto a perizia calligrafica. I finanzieri, delegati dalla pm, Marika Ponziani, gli avevano chiesto di firmare un foglio in bianco per confrontare la sua grafia con quella della firma a suo nome trovata su un atto sequestrato alla segreteria dell’Università. Che risultò un’evidente contraffazione.(l.c.)