E Caputi firma il decreto che manda via l’ex dg

12 Agosto 2017

Senza esito la diffida di Del Vecchio per tornare al suo posto: per lui si chiudono le porte del rientro

CHIETI. «Sono sicuro che riusciremo a risolvere la questione Del Vecchio nel modo più tranquillo per tutte le parti in gioco». Dietro le parole soft del rettore Sergio Caputi c’è, però, un atteggiamento fermo e risoluto nei confronti del caso dell’ex direttore generale Filippo Del Vecchio. Ieri, nel giorno della scadenza dell’ultimatum che l’ex dg ha lanciato all’Ateneo chiedendo di tornare al lavoro altrimenti sarebbe ricorso nuovamente dal giudice, il rettore ha infatti firmato un decreto pesantissimo di soli due articoli. Nel primo scrive che il conferimento dell’incarico di direttore generale a Del Vecchio «per il periodo dall’1.11.2015 al 31.10.2018 è revocato a far data dal 28.07.207», e nel secondo scrive che «Del Vecchio cessa con la medesima data dall’incarico». Poche righe per mettere la parola fine sul legame che ha legato il contestato direttore generale alla d’Annunzio. La diffida spedita il 4 agosto da Del Vecchio e dal suo avvocato non ha dunque avuto alcun esito. A quella diffida, il 9 agosto scorso, aveva risposto lo stesso rettore, mettendo una serie di puntini sulle “i”. In cinque punti ha replica all’ex dg che “intimava” la d’Annunzio a riprenderlo al lavoro. Del Vecchio contestava innanzitutto il suo licenziamento che sarebbe avvenuto, a suo dire, con nota del 7 luglio scorso e poi ribadito il 17 luglio. Caputi, nel primo punto della risposta, gli fa sapere che il semplice termine “licenziamento” non è corretto, perché lui non era un dipendente dell’Ateneo e che la nota del 7 luglio «non dispone alcun licenziamento costituendo, viceversa, nient’altro che il riscontro da me reso alla richiesta del dott. Del Vecchio di accesso agli atti del procedimento di recesso dal rapporto di lavoro avviato con provvedimento a mia firma ad esclusiva garanzia delle prerogative partecipative e defensionali» dell’ex dg. Quanto al recesso dal contratto che Del Vecchio definiva «inesistente, invalido, inefficace e, comunque, illegittimo», Caputi replica dicendo che «l’assenza dei motivi che dovrebbero sorreggere la contestazione la rendono priva di effetti». Quanto agli altri atti assunti dal 18 aprile scorso «asseritamente forieri di pregiudizio sia monetario sia alla sfera personale», tali atti erano imposti, dice il rettore, dalle norme, dal dover assicurare la continuità amministrativa e dalla tutela dell’Ateneo. Di conseguenza viene confermato il recesso del rapporto di lavoro e gli viene infine assicurato che tutti i documenti richiesti gli verranno dati appena saranno pronti.(a.i.)