E Di Labio va alla battaglia dei “comparti”

23 Luglio 2014

In ballo gli interessi di 2mila cittadini tartassati costretti a retrocedere ad agricoli i propri terreni

CHIETI. Abbassare il valore dell’indice edificatorio dei terreni, diventati edificabili, e sgravare, così, i rispettivi proprietari da una tassazione ormai insostenibile. Scoppia la guerra dei comparti in città e Gianni Di Labio, capogruppo del Popolo di Chieti, presenta un ordine del giorno per andare incontro alle esigenze di cittadini esasperati e dello stesso capoluogo teatino. Questo perché tanti privati stanno declassificando i rispettivi terreni, facendoli tornare allo status di “agricoli”, pur di sfuggire alle grinfie dell’Imu.

«In Comune - afferma Di Labio - ci sono state già 65 richieste di retrocessione di altrettanti terreni da edificabili ad agricoli. In questo modo si sono persi 15 ettari di terreno per costruire. La città rischia la paralisi urbanistica».

Un grido di dolore fatto proprio anche dai consiglieri di opposizione Luigi Febo, Alessandro Giardinelli e Bassam El Zohbi oltre che da Marco Di Paolo, consigliere del Gruppo misto e dal collega di maggioranza Graziano Marino. La problematica è seria e sta a cuore a quasi 2 mila teatini.

Affonda le radici nel 2006 quando è stato redatto il nuovo Piano dei servizi del Comune, poi completato nel 2008. Ebbene la nuova variante al Piano regolatore generale ha previsto la realizzazione di comparti di grandi dimensioni dove sono stati inglobati parecchi terreni di privati diventati, di fatto, edificabili. Fin qui nulla di strano se non fosse che la logica dei comparti prevede, per costruire, la volontà della maggioranza dei titolari dei terreni inseriti nel rispettivo comparto. Una condizione che ha scoraggiato diversi costruttori specie nella situazione di crisi economica attuale. La Teate servizi, di contro, ha dovuto dare un valore edificatorio ai terreni per calcolare l’importo delle tasse da pagare. A dir poco salate per ignari proprietari di terreni il più delle volte ereditati dai genitori dopo anni di sacrifici.

L’ente, nei mesi scorsi, è ricorsa ad avvisi per declassificare i terreni assecondando le richieste di coloro che non volevano più pagare tasse salatissime per terreni in cui resta alquanto problematico costruire. I numeri parlano chiaro. «Su 180 zone di espansione tracciate in città sono solo 22 quelle in corso di realizzazione mentre ce ne sono altre 10- spiega Di Labio - che devono ancora ricevere il via libera dal Comune».

Insomma uno sviluppo urbanistico appena abbozzato che, di pari passo, viene soffocato dalla corsa alla retrocessione dei terreni. Una scelta pericolosa secondo Di Labio. «La legge regionale numero 24 del 2014 dice che le aree edificabili trasformate in agricole non possono fare di nuovo il percorso inverso. La città ha perso 15 ettari per il suo sviluppo - riprende Di Labio - e ne potrebbe perdere altri 100 ettari a breve. Non lo permetteremo».

Per questo si chiede di abbassare gli indici edificatori. Operazione che farebbe scendere di circa 700 mila euro all’anno gli introiti comunali. «Ma salvaguarderebbe - ammonisce Di Labio- il futuro della città e darebbe sollievo ai proprietari dei terreni».(j.o.)