E don Massimo lo difende: «Anche lui merita rispetto»

19 Agosto 2023

SAN GIOVANNI TEATINO. Monsignor Massimo D’Angelo, parroco della chiesa di San Rocco di Sambuceto, come vanno interpretati i cartelli comparsi in paese contro la decisione di organizzare il concerto...

SAN GIOVANNI TEATINO. Monsignor Massimo D’Angelo, parroco della chiesa di San Rocco di Sambuceto, come vanno interpretati i cartelli comparsi in paese contro la decisione di organizzare il concerto di Daniele De Martino?
«È solo il pretesto trovato da qualcuno per attaccare la parrocchia. Non serve aggiungere altro».
Perché avete deciso di invitarlo alla festa di San Rocco?
«Nell’analizzare le varie serate, l’unico genere musicale che mancava all’appello era quello neomelodico, tutto qua. Non c’è niente di strano nella nostra scelta».
Secondo il questore di Palermo, che ha firmato un avviso orale nel 2021, De Martino è vicino ad ambienti malavitosi, non ha disdegnato di incontrare pregiudicati e ha pubblicato sui social network messaggi contrari all’etica morale.
«Bisogna stare attenti a ciò che si dice, perché possono scattare le querele. Parliamo di un ragazzo di 26 anni che ha fatto l’errore di cantare un brano contro il 41 bis, che peraltro non ha scritto neanche lui. Dopo aver ricevuto dal questore di Palermo un richiamo orale, non ha più intonato quella canzone. La scaletta che farà è composta da canzoni normali, i cui testi non invocano né all’odio, né alla camorra, né alla mafia. La fedina penale di questo signore è illibata: nella sua vita non ha rubato neanche un’arancia. Bisogna avere grande rispetto di tutti, anche se qualcuno – nel passato – ha fatto degli errori. Le persone si possono redimere. Neomelodico non significa camorrista: è un genere di musica che può piacere o meno. Ma ripeto: chi ha montato questa storia lo ha fatto esclusivamente per attaccare il sottoscritto e la comunità parrocchiale che ha organizzato le feste».
Non pensa che averlo invitato sia stato un errore?
«Assolutamente no. De Martino è un cittadino libero, una persona che va rispettata nonostante gli errori. Ed è libero di dire quello che vuole: siamo in Italia, non in Arabia Saudita. Poi si può condividere o no. Ma spacciare in questo modo una persona come un delinquente o un camorrista non sta né in cielo né in terra. Il suo errore è stato intonare una canzone che non aveva scritto neanche lui».
De Martino ha anche cantato al matrimonio della figlia di un narcotrafficante calabrese che sta scontando una pesante condanna in carcere.
«Quando vai a un matrimonio dove ci sono trecento persone, non puoi conoscere tutti gli invitati. Sono tutte cose inventate per fare una polemica stupida. In passato De Martino ha fatto concerti a Palmoli e a Perano, sempre in provincia di Chieti. Come mai nessuno ha detto niente?».
Ma perché qualcuno dovrebbe avercela con lei?
«C’è qualcuno che fa questo, è la sua arte, non ha nulla da fare».
Torniamo a De Martino. Vi ha mandato la scaletta?
«Sì, sappiamo tutto ciò che canterà. Sono brani neomelodici su amori, separazioni, fidanzamenti, tradimenti. Ho parlato direttamente con lui. Tra l’altro è anche disponibile a cancellare il concerto, ma bisogna mettere per iscritto il motivo dell’eventuale annullamento, che a oggi non c’è».
Ci sono dati oggettivi, a partire dai selfie che ritraggono De Martino in compagnia di boss della mafia e da lui pubblicati sui social network.
«Anche di altri cantanti sono comparse foto con persone che poi sono state arrestate… Ma di che stiamo parlando? Ma dove siamo? Arrivederci». A questo punto monsignor D’Angelo chiude la telefonata, poi aggiunge con una nota, anche a nome del comitato feste: «Riteniamo di dover smentire categoricamente illazioni maligne su preconcetti costruiti in base a episodi del passato che hanno riguardato l’artista. Respingiamo qualunque genere di interpretazione e, soprattutto, diffidiamo chiunque dal coinvolgere l’ente in qualunque tipo di conclusioni. Ricordiamo che l’esibizione dell’artista si colloca nell’ambito delle festività patronali che sono state sempre connotate dal principio della correttezza e della legalità».
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