E gli arrestati citano anche D’Alfonso: voleva favorire ditte amiche. Il giudice: è infondato
Anche il presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso è citato nelle pagine dell’ordinanza di arresto anche se è totalmente estraneo all’indagine che mercoledì scorso ha portato a 7 arresti. A...
Anche il presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso è citato nelle pagine dell’ordinanza di arresto anche se è totalmente estraneo all’indagine che mercoledì scorso ha portato a 7 arresti. A parlare di D’Alfonso sono due arrestati, l’imprenditore Sergio Giancaterino e il suo braccio destro Antonio Ruggeri. I due citano il presidente quando il loro piano di truccare l’appalto per il consolidamento idrogeologico a San Martiro sulla Marrucina va a monte: all’improvviso cambia il rup e anziché invitare solo 15 ditte, sono 31 a contendersi il lavoro. «Tale affidamento a rup diverso», dice l’ordinanza, «viene letto dagli indagati come una manovra imposta dal governatore D’Alfonso al fine di favorire ditte a lui vicine». In un altro passaggio dell’ordinanza si dice: «I soggetti coinvolti nelle indagini si lasciano andare a una serie di supposizioni che traggono origine dalla circostanza che alla gara è stata invitata la ditta Colanzi che gli stessi ritengono strettamente collegata a D’Alfonso. Tali ragionamenti», dice l’ordinanza, sono «irrilevanti al fine penale».
Abbiamo chiesto al presidente se ha mai conosciuto un imprenditore di nome Colanzi: «Che io ricordi c’è un Colanzi a Chieti ma non l’ho mai incontrato». E D’Alfonso è mai intervenuto per far cambiare il rup? «Un fatto assolutamente inesistente».
Abbiamo chiesto al presidente se ha mai conosciuto un imprenditore di nome Colanzi: «Che io ricordi c’è un Colanzi a Chieti ma non l’ho mai incontrato». E D’Alfonso è mai intervenuto per far cambiare il rup? «Un fatto assolutamente inesistente».

